Contro l'euromasochismo

Ieri Giuliano Ferrara consigliava il premier, Silvio Berlusconi, di fotocopiare e distribuire a Strasburgo l’articolo comparso sul New York Times a firma Paul Krugman: "E’ una splendente intemerata contro gli euroallarmisti, i custodi miopi della stabilità dei prezzi che abitano alla Banca centrale di Francoforte, i masochisti che non comprendono la necessità urgente di foraggiare e promuovere la crescita e il lavoro". Abbiamo chiesto un commento alla tesi di Krugman ad alcuni economisti e intellettuali. Ecco cosa ci hanno risposto. Leggi Moody's declassa due banche francesi, Barroso rilancia gli Eurobond - Leggi Sorpresa, l’Europa dà un doppio plauso alla manovra di Berlusconi - Leggi Alla Germania e all’Europa serve un Krugman a Berlino GUARDA La diretta dalla Camera del voto alla manovra
14 SET 11
Ultimo aggiornamento: 13:38 | 9 AGO 20
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Ieri Giuliano Ferrara consigliava il premier, Silvio Berlusconi, di fotocopiare e distribuire a Strasburgo l’articolo comparso sul New York Times a firma Paul Krugman: "E’ una splendente intemerata contro gli euroallarmisti, i custodi miopi della stabilità dei prezzi che abitano alla Banca centrale di Francoforte, i masochisti che non comprendono la necessità urgente di foraggiare e promuovere la crescita e il lavoro, stregati come sono, in una logica piccolo-bottegaia, dalle frescacce che loro stessi ci hanno ammannito tutta l’estate sulla grande crisi da debito. Krugman è un keynesiano ultraosservante e un liberal di quattro cotte, ma questo non gli impedisce di essere intelligente, eloquente e libero nel giudizio".
Secondo Krugman, infatti, finché "gli europei si agitano dentro la crisi con mezzi solo fiscali, e stangate dietro stangate, e finché la Banca centrale continuerà a comportarsi da ragioniere generale della moneta, applicando una politica della lesina e della castrazione dell’economia reale, punitiva verso il debito e disastrosa per la crescita, l’Europa non uscirà da una spirale negativa generatrice di possibile recessione".
Stefano Cingolani nel Foglio di oggi ha spiegato perché servirebbe un Krugman a Berlino, per aiutare sia la Germania che l'Europa [leggi Così come Trichet non ha avuto remore nell’acquisto di titoli, ora la Merkel fertilizzi la domanda interna].
Poi abbiamo chiesto un commento alla tesi di Krugman ad alcuni economisti e intellettuali. Ecco cosa ci hanno risposto:
Si dimette Jürgen Stark, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea. Stark in inglese significa “duro” ma anche “stridente”. Non c’è dubbio che se ne vada dalla Bce un falco, un duro. [continua a leggere]
Jürgen Stark, il membro tedesco del board della Bce che si è dimesso in polemica con gli acquisti dei titoli pubblici italiani e spagnoli, ha spiegato il suo dissenso da Jean-Claude Trichet sostenendo che la Bce con l’acquisto di titoli degli stati membri deroga al suo statuto, che la vincola alla stabilità monetaria e le vieta la monetizzazione del debito pubblico. [continua a leggere]
La tesi di Paul Krugman è chiara e condivisibile, anzi condivisa poiché l’ho sostenuta da tempo su questo giornale. Mentre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno Banche centrali nel pieno delle loro funzioni perché hanno dietro uno stato, la Banca centrale europea è falsamente indipendente, perché lo è nei limiti del suo statuto e del suo mandato ristretto (stabilità dei prezzi), mandato che non può estendere quando necessario, proprio perché non ha dietro di sé uno stato che la possa autorizzare.
Carlo Stagnaro, oggi, ha scritto al direttore che “Put your money where your mouth is” è un saggio consiglio, "dove la parola chiave è 'your'". Ferrara ha risposto così [leggi Il debito è abbastanza grande per badare a sé stesso (Reagan)]