Spread di punti di vista

Dopo che il governo ha modificato, in modo pare definitivo, la manovra di finanza pubblica, abolendo il cosiddetto “tributo di solidarietà” e riducendo il taglio ai trasferimenti locali, e sostituendoli con misure “equivalenti” nella lotta all’evasione, lo spread fra i nostri titoli di stato decennali e i Bund tedeschi – considerati più sicuri dagli investitori – anziché ridursi è salito. Ieri la differenza tra i rendimenti di Btp e Bund ha superato addirittura quota 320, la soglia più alta mai registrata da quando la Banca centrale europea è intervenuta al nostro fianco.
2 SET 11
Ultimo aggiornamento: 02:12 | 4 AGO 20
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Il punto è che non è certo questa la ragione per cui il rischio percepito dagli investitori quando hanno a che fare con il nostro debito pubblico è maggiore. Il fatto che sia stata sostituita una imposta simbolica straordinaria sui presunti ricchi, che in realtà colpiva anche i ceti medi e aveva un gettito presunto di tre-quattro miliardi in tre anni, con proclami simbolici di tassazione dei ricchi evasori che si risolvono forse in un gettito analogo è fatto di nessun interesse per i mercati. Gli investitori non sono convinti da questa manovra, anche se è verosimile che centri l’obiettivo del quasi pareggio nel 2013, perché guardano agli effetti strutturali.
Chi compra i titoli decennali non si sofferma solo sui fatti immediati, ma considera un orizzonte più ampio. E gradisce misure che, anche se non riducono le spese subito, lo fanno strutturalmente, come l’aumento della età pensionabile (che è riforma sviluppista, oltre che questione di giustizia sociale) e in generale tutte le azioni pro crescita che irrobustiscono l’economia e le banche e quindi rendono più solvibili l’una e le altre. Queste misure mancano quasi del tutto. Quella che eliminava le anzianità convenzionali ai fini dell’anticipo del pensionamento è stata ritirata, appena dopo il suo annuncio, dando la sensazione che questo tema sia un tabù per i veti della Lega e dei partiti d’opposizione.
E la sola misura pro crescita è l’articolo 8, quello sulla contrattazione decentrata, contro cui s’annuncia uno sciopero generale. Per le privatizzazioni di imprese e immobili, per le deregolamentazioni, si è fatto pochissimo. A forza di polemizzare sterilmente sul “commissariamento” del governo da parte della Banca centrale europea o della Banca d’Italia, si è dimenticato forse che la lettera di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi suggeriva misure con un impatto a lungo termine e non solo manovre di tipo contabile.