Fuoco monetario

A mali estremi, rimedi di emergenza. Così ieri, a fronte dei tonfi generalizzati delle Borse del Vecchio continente, perfino la Banca centrale europea non ha più temuto di contraddire la Bundesbank, la madrina di Berlino, in nome del sostegno emergenziale ai mercati. All’interno dell’Eurotower non ha suscitato obiezioni la decisione di mantenere stabili i tassi di interesse (all’1,5 per cento dopo i due rialzi decisi nel 2011), mentre il Consiglio direttivo dell’istituzione si è diviso sulle misure “non convenzionali”.
5 AGO 11
Ultimo aggiornamento: 01:27 | 21 AGO 20
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A mali estremi, rimedi di emergenza. Così ieri, a fronte dei tonfi generalizzati delle Borse del Vecchio continente, perfino la Banca centrale europea non ha più temuto di contraddire la Bundesbank, la madrina di Berlino, in nome del sostegno emergenziale ai mercati. All’interno dell’Eurotower non ha suscitato obiezioni la decisione di mantenere stabili i tassi di interesse (all’1,5 per cento dopo i due rialzi decisi nel 2011), mentre il Consiglio direttivo dell’istituzione si è diviso sulle misure “non convenzionali”. A “grandissima maggioranza”, infatti, la Bce ha annunciato da una parte il ripristino di un’asta straordinaria a sei mesi e ad ammontare illimitato per sostenere le banche private (non avveniva dall’aprile del 2010), dall’altra il programma di acquisto dei titoli di stato dei paesi periferici (avversato però dalla Bundesbank), senza riuscire a calmare i mercati.

“E’ un programma – ha detto a sorpresa il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet – che sta continuando. Non abbiamo mai detto che era stato interrotto”. Abbandonati i toni (e i modi) da “falco”, dunque, Trichet ha definito “accomodante” la politica monetaria attuale. Una parziale svolta, dettata dall’“incertezza molto elevata” sulla congiuntura. Così si spiega pure la decisione di partecipare alle aste dei titoli di stato dei paesi più in difficoltà, per ora – secondo indiscrezioni – soltanto Irlanda e Portogallo. Al punto che ora alcuni analisti mettono in dubbio perfino il fatto che i tassi di interesse possano continuare a salire. Anche perché, mentre Borse ed economie arrancano in Europa, al di fuori del continente le principali autorità di politica monetaria sembrano tornare a scelte di stampo emergenziale. Non c’è solo la Fed americana che ha appena terminato un secondo programma di “alleggerimento quantitativo” (quantitative easing), con Wall Street che sembra gradirne un terzo. Proprio ieri infatti la Banca centrale del Giappone era intervenuta per svalutare lo yen e aiutare così la ripresa. Obiettivo identico a quello che in queste ore persegue la Banca centrale svizzera. La guerra monetaria, forse, non è mai finita.