L'intesa che non convince Obama ma che salva l'America

L'intesa raggiunta nella notte negli Stati Uniti per aumentare il tetto del debito e evitare il default non è l'accordo che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe voluto, ma come lui stesso ha sottolineato, "pone fine alla crisi che Washington ha imposto all'America" ed evita che ciò si ripeta "nei prossimi 6 o 12 mesi". Leggi tutti gli articoli del Foglio e guarda il video
1 AGO 11
Ultimo aggiornamento: 01:25 | 21 AGO 20
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Il presidente degli Stati Uniti ha invitato i parlamentari a "fare la cosa giusta e a sostenere questo accordo con il voto". Voto dovrebbe arrivare in giornata. "La prima fase – ha spiegato il presidente Usa – taglierà le spese di 1.000 miliardi di dollari in dieci anni". Nella seconda fase è prevista una riduzione del deficit di 1.500 miliardi e la creazione di una speciale commissione congressuale bipartisan incaricata di delineare i tagli. Se la commissione dovesse fallire, automaticamente saranno prelevati 1.200 miliardi: metà dal settore difesa e metà dagli altri settori, tra cui il Social Security e Medicaid.
"Il risultato – ha assicurato Obama – sarà il livello più basso di spesa nazionale annua da quando Dwight Eisenhower era presidente ma un livello che ci consentirà di fare gli investimenti necessari per creare occupazione in un settore come l'istruzione e la ricerca". La commissione bipartisan del Congresso dovrà avanzare entro novembre "la sua proposta per ridurre ulteriormente il deficit", che sarà sottoposta al voto di entrambe le Camere. "In questa fase – ha osservato il presidente Usa – tutto sarà sul tavolo". Il leader dei democratici in Senato, Herry Reid, ha sottolineato come l'accordo "avrà bisogno del supporto di Democratici e Repubblicani sia alla Camera sia al Senato. Non c'è modo che entrambi i partiti, in entrambe le Camere – ha detto – possano fare questo da soli". Per lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner, non "è l'accordo migliore del mondo ma mostra come i repubblicani siano riusciti a cambiare i toni del dibattito".
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