Il dirigismo è servito
Mentre negli Stati Uniti si lotta per allontanare lo spettro del default, c’è una vittoria schiacciante della Casa Bianca da segnalare. McDonald’s ha infatti annunciato che d’ora in avanti renderà più dietetici i suoi Happy Meal (i menu per bambini con pupazzetto accluso), introducendo mela cruda a fettine obbligatoria; se fino a oggi l’Happy Meal prevedeva la scelta tra patatine e frutta, le prime d’ora in poi saranno ridotte d’imperio alla micro dose di 1,1 once (circa 40 grammi) mentre la frutta sarà inserita a forza in tutti i 14 mila ristoranti della catena.

E’ chiara la vittoria morale della first lady, Michelle Obama, che sta conducendo una lotta senza esclusione di colpi a favore del mangiar sano. “Passi positivi”, ha commentato infatti ieri la moglie del presidente democratico Barack: la sua battaglia ha visto un crescendo di moral suasion in un paese in cui “un bambino su tre è in sovrappeso”. Prima c’era stato il famoso orticello bio della Casa Bianca, iper-mediatizzato, con tanto di blog che commentano giornalmente le “food initiatives” della Casa Bianca; poi l’annuncio, sempre della first lady, di “Let’s move”, il colossale piano per sconfiggere l’obesità. A raccogliere prontamente l’appello era stato il comune di San Francisco, che da gennaio scorso obbliga i menu per bambini a non superare le 600 calorie e il 35 per cento di grassi (e impone insalatine obbligatorie).
Anche Obama – che pure inopinatamente mangia hamburger e non riesce a smettere di fumare – si batte per cambiare la dieta americana: è andata in porto la legge che aumenta i poteri di controllo della Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia alimentare americana. Rimane ancora bloccato, invece, il progetto di legge per tassare bevande gassate e merendine. Iniziativa che negli ultimi giorni ha registrato l’endorsement del New York Times, ma che l’Economist giudica “soft paternalism”. Cittadini e aziende americani comunque sono insorti: subito è nata una combattiva associazione Americans Against Food Taxes, mentre il numero uno di Coca-Cola, Muhtar Kent, aveva dichiarato che “quando un governo ti dice cosa devi bere è un brutto segno, siamo in Unione sovietica”. Il dirigismo, insomma, è servito.