Un buco nell’accordo

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha raffreddato ieri gli entusiasmi di mercati e politica per il nuovo bailout della Grecia e le misure straordinarie contro la crisi del debito sovrano della zona euro. “L’accordo al vertice ha abbassato il rischio di contagio”, ha spiegato Merkel con buona dose di realismo. Ma non l’ha cancellato. Per la Kanzlerin, non solo Grecia, Irlanda e Portogallo – i tre paesi costretti al salvataggio – ma tutti i grandi debitori devono agire con decisione per restaurare le loro finanze pubbliche.
23 LUG 11
Ultimo aggiornamento: 16:40 | 15 AGO 20
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Il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) – la “solida barriera taglia fuoco” contro incendi finanziari in Italia e Spagna, come l’ha definito il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy – avrà nuovi poteri straordinari. Ma i leader hanno dimenticato di aumentarne le dotazioni finanziarie, ferme a 440 miliardi di euro. Sono state lasciate aperte “questioni chiave di lungo periodo”, spiega Hans Peter Lorenzen, credit strategist di Citigroup: “Non hanno aumentato le dimensioni del Fesf”. Il Fondo “sarà sufficientemente grande per salvare l’Italia in caso di crisi di liquidità?”, chiede Richard Franulovich, currency strategist di Westpac. Secondo l’opinionista del Financial Times Wolfgang Munchau, se la crisi arriverà a Italia e Spagna, occorrerà “raddoppiare o triplicare” il Fesf: “Senza questo aumento, è inconcepibile che la zona euro possa superare questa crisi intatta”. L’accordo raggiunto è “più di quanto ci aspettavamo, ma non abbastanza per farci dormire tranquilli”, sintetizzano gli economisti di Barclays Capital.
L’accordo del vertice è il risultato di una serie di “grand bargain”, in particolare tra Germania e Banca centrale europea. “Questa è l’Europa, tutto un compromesso”, dice Laurent Bilke, economista di Nomura. Merkel ha vinto sul coinvolgimento dei privati, ma è stata costretta ad accettare un ampliamento dei poteri del Fesf al limite degli Eurobond. Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, ha ceduto promettendo di continuare ad accettare i bond della Grecia come collaterali anche se in default, ma ora può concentrarsi sulla politica monetaria e lasciare le misure emergenziali ai politici. La sola certezza è che Atene sarà il primo paese della zona euro a finire in “default selettivo”, ha annunciato l’agenzia di rating Fitch, gelando le Borse e facendo ripartire l’altalena degli spread.
Oltre alla zona euro, i mercati scontano anche il problema americano. “L’Ue ha annunciato piani per risolvere i suoi problemi. Ora l’attenzione è sugli Stati Uniti, perché risolvano la loro crisi del debito”, dice Franulovich. Washington è a rischio default se il presidente Obama e i repubblicani non troveranno un’intesa sui tetti del deficit. Europa e America vivono una crisi gemella: debito insostenibile e stallo politico. “I sistemi politici connessi alle all-news hanno perso la capacità di fare scelte difficili”, scrive Philip Stephens, altro columnist del Ft: è più facile parlare di tasse ai ricchi o di bond che la Banca centrale deve comprare piuttosto che “affrontare le conseguenze per le società occidentali delle profonde trasformazioni nell’economia globale”. Insomma, dice Stephens, per risolvere le crisi transatlantiche, “l’ingrediente mancante è la leadership”.