Banda larga in piccolo comune

La connessione rapida alla Rete internet non è più un lusso di cui le economie avanzate possano fare a meno. Difficile trovare, oggi, un economista che sostenga il contrario. Difficile pure, però, indicare un governo che non faccia fatica – in questa fase di ripresa stentata – a reperire risorse pubbliche perfino per le ragioni più nobili. Ergo: ben vengano gli alleati privati nella battaglia contro il digital divide.
8 LUG 11
Ultimo aggiornamento: 21:32 | 23 AGO 20
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La connessione rapida alla Rete internet non è più un lusso di cui le economie avanzate possano fare a meno. Difficile trovare, oggi, un economista che sostenga il contrario. Difficile pure, però, indicare un governo che non faccia fatica – in questa fase di ripresa stentata – a reperire risorse pubbliche perfino per le ragioni più nobili. Ergo: ben vengano gli alleati privati nella battaglia contro il digital divide. Specie in Italia, dove una famiglia su 2 non ha un collegamento in rete e appena una su 3 possiede Internet a casa in banda larga, come emerge dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio sulla diffusione delle reti telematiche, "Il futuro della rete", promosso nel 2010 dalla Commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera dei deputati.

Non è un caso che il governo italiano abbia mostrato apprezzamento per la recente iniziativa di Vodafone, la società di Tlc che a partire dal gennaio 2011 si è impegnata a coprire con la banda larga mobile (ad almeno 2 Megabit per secondo reali) 1.000 comuni italiani. Proprio in questi giorni, d'altronde, Vodafone celebra i primi 100 comuni raggiunti con un corposo volume fotografico. La sfida, sostiene nella prefazione l'ad di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, consiste nell'accettare "un orizzonte di ritorno dell'investimento più lungo, e un profilo di rischio più alto", visto che anche i privati si dicono convinti "del forte impatto positivo che avrà sulla vita delle comunità locali e sullo sviluppo dell'intero sistema".

Chiese, ville, palazzi e vicoli dei 100 comuni immortalati dai fotografi dell'Ansa testimoniano dello sforzo in corso: si lavora infatti per portare la banda larga in modalità radio – la più adeguata per coniugare le esigenze degli utenti e i costi per l'operatore, spiegano gli analisti – in realtà minute, vitali, ma allo stesso tempo per lo più situate in zone isolate o montagnose. Dopo 100 giorni, sono oltre 100.000 gli abitanti della penisola che possono da ora usufruire delle potenzialità di internet. Non male, considerato che negli ultimi anni anche la programmazione di importanti investimenti pubblici per la banda larga non è bastata a ridurre il digital divide in maniera sufficientemente drastica.

Il tutto mentre il resto del mondo certo non rimane alla finestra. Spiegano gli analisti di Akamai, società del settore, che tra le prime 100 città del pianeta in quanto a velocità di connessione, 75 posizioni sono occupate da centri urbani asiatici. La velocità media di connessione è di 18,5 Megabit per secondo e il record appartiene a Taegu, in Corea del Sud. Tra le 12 città del Vecchio Continente presenti fra le prime 100 della classifica di Akamai, non c'è però nessuna italiana. Per il governo, e per privati come Vodafone, le opportunità di sviluppo quindi non mancano.