Piove, opposizione ladra

Sulla crescita il governo deve fare di più. Il Foglio lo ripete da mesi e ora si sente un po’ meno solo. Lo ha ribadito domenica l’ex commissario europeo Mario Monti sul Corriere della Sera, pur dando atto all’esecutivo di aver resistito alla tentazione di usare la spesa pubblica per creare consenso. C’è, però, un però: con tutta la buona volontà, e con tutta la consapevolezza che in questo frangente storico non si può andare troppo per il sottile, in democrazia è difficile governare contro l’opinione pubblica.
5 LUG 11
Ultimo aggiornamento: 21:31 | 23 AGO 20
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Sulla crescita il governo deve fare di più. Il Foglio lo ripete da mesi e ora si sente un po’ meno solo. Lo ha ribadito domenica l’ex commissario europeo Mario Monti sul Corriere della Sera, pur dando atto all’esecutivo di aver resistito alla tentazione di usare la spesa pubblica per creare consenso. C’è, però, un però: con tutta la buona volontà, e con tutta la consapevolezza che in questo frangente storico non si può andare troppo per il sottile, in democrazia è difficile governare contro l’opinione pubblica. E una parte dell’opinione pubblica non sempre sembra comprendere che i tagli sono necessari; che le liberalizzazioni, per quanto male possano fare ad alcune categorie, sono l’unica leva possibile; e che la spesa è accettabile (perché utile) solo nelle infrastrutture, che producono sollievo momentaneo all’economia ed effetti sviluppisti nel lungo termine.
Prendiamo il caso della Tav: è semplicemente inaccettabile che i lavori, dopo un’odissea durata troppi anni tra manifestazioni e carte bollate, siano ancora frenati da una minoranza di facinorosi, che in qualche modo influenza una fascia più ampia di persone in buona fede. La politica si deve compattare su questi temi, al di là dei distinguo, per il bene del paese: e deve farlo in modo esplicito, non solo perché c’è una continuità tra i governi di diverso colore, ma anche perché certi temi devono essere sottratti alle schermaglie quotidiane. Allo stesso modo, gli appelli al premier Silvio Berlusconi sarebbero più credibili se contenessero almeno qualche buffetto per l’opposizione. Come abbiamo visto nell’assurda vicenda referendaria, è sempre più facile attaccare dalle alture del populismo: ma, se si vuole fare qualcosa di utile, bisogna avere il coraggio e la coerenza di incalzare da una prospettiva riformista, cosa che in pochi e poco rappresentativi della dirigenza hanno fatto dall’interno del Partito democratico.
Aggredire – politicamente e mediaticamente – il governo perché fa troppo, e contemporaneamente criticarlo perché non fa abbastanza, non imprime solo il sigillo della demagogia all’opposizione e ai commentatori che le tengono bordone: distorce il dibattito pubblico, trasmette al “popolo” la sensazione che ci sia spazio di manovra, indebolisce il governo offrendo un alibi alle sue componenti più riottose, e in ultima analisi danneggia tutti noi e il nostro futuro.