Molto più di governo che di lotta
La tentazione di tornare all’atteggiamento rivoluzionario si è espressa a Pontida, ma non è arrivata sino sul palco. Umberto Bossi ha un grande fiuto politico, e questo lo porta a rendersi conto che la marcia intrapresa venticinque anni fa attraverso le istituzioni nazionali non può essere ripercorsa a ritroso. Ricominciare da capo significherebbe ammettere una sconfitta strategica dalla quale non si potrebbe uscire legandosi soltanto a un movimento protestatario.

La tentazione di tornare all’atteggiamento rivoluzionario si è espressa a Pontida, ma non è arrivata sino sul palco. Umberto Bossi ha un grande fiuto politico, e questo lo porta a rendersi conto che la marcia intrapresa venticinque anni fa attraverso le istituzioni nazionali non può essere ripercorsa a ritroso. Ricominciare da capo significherebbe ammettere una sconfitta strategica dalla quale non si potrebbe uscire legandosi soltanto a un movimento protestatario. A ben vedere, anche la richiesta più contundente e foriera di potenziali lacerazioni, quella del trasferimento di uffici ministeriali in Lombardia, è un segno di quella che una volta si sarebbe chiamata integrazione nel sistema. Volere i ministeri più vicino certo non è un obiettivo antigovernativo e tantomeno rivoluzionario. La Lega si rende conto che non può limitarsi a fare domande ma deve fornire risposte. Pesanti condizionamenti internazionali hanno offuscato alcuni dei successi che aveva ottenuto, mentre hanno ritardato l’attuazione di punti programmatici, a cominciare dalla riduzione dell’oppressione fiscale, che avevano rappresentato uno dei principali punti d’intesa con l’alleato berlusconiano.
Il disagio per questi passi indietro, unito alla rabbia per la sconfitta elettorale, spinge verso atti di protesta che però non arrivano alla rottura. L’interesse della Lega ormai è legato alla sua funzione nazionale, e Maroni può sognare l’indipendenza del nord, ma viene candidato dal popolo di Pontida a guidare il governo nazionale. La Lega non è con qualche giravolta nelle alleanze che può ottenere risultati spendibili per la sua gente. Tratterà con durezza ma dovrà esercitare il suo realismo politico, che è la più importante delle sue doti.
Il disagio per questi passi indietro, unito alla rabbia per la sconfitta elettorale, spinge verso atti di protesta che però non arrivano alla rottura. L’interesse della Lega ormai è legato alla sua funzione nazionale, e Maroni può sognare l’indipendenza del nord, ma viene candidato dal popolo di Pontida a guidare il governo nazionale. La Lega non è con qualche giravolta nelle alleanze che può ottenere risultati spendibili per la sua gente. Tratterà con durezza ma dovrà esercitare il suo realismo politico, che è la più importante delle sue doti.