L’eterno ritorno di Blatter
Non avendo sfidanti credibili dal 1998, Sepp Blatter è stato confermato alla presidenza della Fifa dai delegati del congresso riuniti a Zurigo. Anche questa volta lo svizzero l’ha spuntata per assenza di alternative, visto che l’unico candidato che si è affacciato, Mohammed Bin Hammam del Qatar, si è ritirato dopo essere rimasto impigliato in uno scandalo per corruzione.

Non avendo sfidanti credibili dal 1998, Sepp Blatter è stato confermato alla presidenza della Fifa dai delegati del congresso riuniti a Zurigo. Anche questa volta lo svizzero l’ha spuntata per assenza di alternative, visto che l’unico candidato che si è affacciato, Mohammed Bin Hammam del Qatar, si è ritirato dopo essere rimasto impigliato in uno scandalo per corruzione. La Fifa non è un’associazione benefica né un assessorato alla cultura del calcio che si occupa di appiccicare slogan di De Coubertin qua e là, ma è lo snodo della geopolitica del pallone.
Assegna i Mondiali, muove miliardi di euro in sponsor e indotto per i paesi che li ospitano, ripartisce prestigi e contropartite di un interesse che non vive nell’amarcord del calcio pane e salame ma nella realpolitik che supera – e di molto – i confini del gioco stesso. Inghilterra e Stati Uniti non hanno ancora smaltito la rabbia per essere state scavalcate nell’assegnazione dei mondiali 2018 e 2022 da Russia e Qatar e proprio le rivelazioni del delegato americano hanno fatto saltare la testa del collega del Qatar, a sua volta appoggiato dalla Cina. L’assegnazione a Doha ora potrebbe essere ridiscussa, ma la rielezione di Blatter non è un buon segnale per chi spera che la Fifa diventi, un giorno, un buon regolatore del calcio globale.
Il presidente ha usato la Fifa come specchio delle sue brame, incarnando i peggiori luoghi comuni delle istituzioni internazionali, dalla burocratizzazione forzata all’ossessione per il politicamente corretto. Per gestire un’istituzione che sposta soldi e influenza i rapporti internazionali ci vorrebbe una primavera calcistica, non il solito inverno dei piccoli poteri.
Assegna i Mondiali, muove miliardi di euro in sponsor e indotto per i paesi che li ospitano, ripartisce prestigi e contropartite di un interesse che non vive nell’amarcord del calcio pane e salame ma nella realpolitik che supera – e di molto – i confini del gioco stesso. Inghilterra e Stati Uniti non hanno ancora smaltito la rabbia per essere state scavalcate nell’assegnazione dei mondiali 2018 e 2022 da Russia e Qatar e proprio le rivelazioni del delegato americano hanno fatto saltare la testa del collega del Qatar, a sua volta appoggiato dalla Cina. L’assegnazione a Doha ora potrebbe essere ridiscussa, ma la rielezione di Blatter non è un buon segnale per chi spera che la Fifa diventi, un giorno, un buon regolatore del calcio globale.
Il presidente ha usato la Fifa come specchio delle sue brame, incarnando i peggiori luoghi comuni delle istituzioni internazionali, dalla burocratizzazione forzata all’ossessione per il politicamente corretto. Per gestire un’istituzione che sposta soldi e influenza i rapporti internazionali ci vorrebbe una primavera calcistica, non il solito inverno dei piccoli poteri.