L’insubordinazione togata

Nel 1994 a sorpresa Berlusconi vinse le elezioni politiche. Tutto era pronto per la Repubblica delle procure, ma nei progetti codini dei pm d’assalto si intromisero la politica e il popolo. A piani scombinati, oltre a far partire le prime sfortunate indagini contro i beni al sole del tycoon amico dell’odiato Craxi, il partito dei magistrati, di cui l’associazione sindacale (Anm) è sempre stata il portavoce, si esibì in un numero da circo di alta acrobazia.
26 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 11:00 | 17 AGO 20
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Ci risiamo. L’Anm e le opposizioni al suo ricasco dicono lagnosi: la nuova norma all’esame delle Camere, che prevede una responsabilità dei magistrati quando è manifesta la violazione dei diritti del cittadino, è un tentativo di intimidazione contro chi vuole solo fare giustizia. Dunque, se la logica ha un senso, in Italia si fa giustizia e si può fare giustizia, secondo questi ineffabili comizianti in toga, violando i diritti dei cittadini. Ci piacerebbe conoscere in merito il parere di tutti coloro che, nel centrosinistra e nell’establishment borghese, si considerano riformisti e liberali.
Quanto alle proteste contro la norma che abbrevia i termini della prescrizione in giudizio per gli incensurati, norma giusta e valida per tutti ma che aiuta Berlusconi a districarsi da un paio di processi dei tanti che lo assediano, certo che è un tentativo di sottrarre il capo del governo e della maggioranza alle grinfie dei suoi persecutori, e come tale va secondo noi rivendicata. Basta con le ipocrisie. Da diciassette anni la magistratura politicizzata fa e disfa i governi, o si prova nell’impresa distruggendo la separazione dei poteri e la procedura, e colpisce in ogni direzione, con il particolare accanimento fazioso noto a tutti verso il nemico assoluto. Ora basta.