Un cattivo esempio di libertà di educazione senza oneri per lo stato

Al direttore - Ho anch’io una mia piccola (e lontana) storia scolastica che credo possa interessarle. E’ ambientata in un liceo scientifico statale torinese negli anni Settanta. Lo stesso liceo frequentato da Marco Donat Cattin e da Silvio Viale. Il mio professore di storia e filosofia del triennio era anche autore di un testo di educazione civica allora molto adottato nella capitale sabauda. In classe si studiava molto la Costituzione. di Ubaldo Casotto
10 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 01:40 | 20 AGO 20
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Di quell’inizio di terza liceo ricordo una fantastica lezione di ripasso del professore di matematica che in un’ora squarciò il velo di nubi che si erano addensate nella mia testa durante il biennio, per cui andavo bene nella materia, ma a prezzo di un grande sforzo mnemonico; quel professore accese la luce e la matematica tornò a piacermi. Quanto alla filosofia, avevo vita facile: viaggiavo sul sette. Il primo anno. In quarta iniziarono i problemi, con l’illuminismo e il positivismo. Di una spiegazione ricordo questa frase: “Nel Medioevo, se si rompeva un rubinetto, il contadino pregava Dio; con l’avvento della scienza e della tecnica ora sa che deve chiamare l’idraulico”. Obiettavo che forse il contadino non aveva rubinetti in casa, e il professore non gradiva. Io all’epoca ero già ciellino e qualche discussione ci scappava, il fatto non mi turbava, anzi; mi dispiacque, invece, quando durante un colloquio disse a mia madre che suo figlio aveva delle idee “pericolose per i suoi compagni”. Transit.
Il guaio avvenne a giugno quando, nonostante la sufficienza nel primo quadrimestre e due interrogazioni con voto sufficiente nel secondo quadrimestre, mi ritrovai rimandato in filosofia con un NC esposto in bacheca, “non classificabile”. Il tentativo di ricorso fu stoppato da un imperioso “lei non sa chi sono io!” urlato in faccia a mia madre con a fianco il preside che assentiva. Si intimorì, io mi rassegnai a un’estate sul Geymonat (l’autore del nostro libro di testo) e a un esame settembrino in cui dovetti rispondere a una domanda su “naturalisti e animisti”: “Sa chi sono?”, “Telesio, Bruno e Campanella”. “Bene. Casotto, come lei sa in base alla filosofia che si adotta, si dà anche una spiegazione dei fenomeni naturali; ad esempio: piove perché Dio la manda…”. Lo interruppi: “No, professore, non è così”. Mi guardò stupito. Sentenziai: “Piove perché il governo è ladro!”. Il professore fece un sorrisino e, dopo una serie di domande toste ma “tecniche” alle quali resistetti, mi liquidò con un sei. In quinta durante l’ora di filosofia si arrivò al record di diciassette interrogati, quando chiamava me, chiamava solo me. Non sono mai andato oltre il cinque al sei, anche se facevo ripetizioni di Kant ai miei compagni. A proposito del critico della Ragion pura, una delle domande durante una di queste audizioni fu: “Secondo lei Kant è stato un precursore di Comunione e liberazione?”. Avevo diciassette anni, voi la chiamereste violenza su un minore? Il giudizio di quel professore su di me fu di non ammissibilità all’esame di maturità.
La formula grosso modo recitava: “Non ho elementi per giudicare questo ragazzo” (avessero chiesto a me un giudizio su di lui, io me l’ero fatto). Fui ammesso con il voto di consiglio e la cosa mi costò un abbassamento di sei punti sul voto finale. (La rimandata a settembre dell’anno prima mi era costata la fine della borsa di studio che per problemi economici avevo fin dalle medie). E’ finita che all’università ho fatto Filosofia. Non mi lamento di quegli anni di liceo, mi sono anche baldanzosamente divertito. Mi stupisce, col senno di poi, di non aver cambiato scuola: non avendo i mezzi economici per andare in una “privata”, né io né mia madre ne abbiamo neanche lontanamente contemplato la possibilità. Ci ripenso tutte le volte che qualcuno democraticamente mi concede la libertà di educazione “senza oneri per lo stato”.

di Ubaldo Casotto