Tendenza gazebo
Uno degli aspetti critici più evidenti nel sistema politico italiano è la difficoltà nel ricambio. Non si tratta solo del fatto che alcune leadership appaiano eterne e inattaccabili: questo potrebbe essere l’effetto della mutazione avvenuta all’inizio degli anni Novanta, quando personalità nuove o seminuove hanno dato vita a formazioni politiche in qualche caso davvero inedite, in altri a trasformazioni o camuffamenti di esperienze precedenti. Leggi Se il Pdl s’illuminasse di primarie di Salvatore Merlo

Introdurre il meccanismo delle primarie come regola generale sarebbe una soluzione almeno di metodo a questo problema. L’altro aspetto critico è la tendenza delle formazioni politiche a perdere rapidamente il carattere inclusivo, facendo prevalere la tendenza all’autoconservazione di gruppi dirigenti e di apparati, dal livello locale a quello nazionale. Dove si è affermato come metodo di selezione delle élite politiche, dall’America alla Spagna e ora alla Francia, il metodo dell’elezione interna dei candidati alle principali cariche ha avuto l’effetto di sbloccare gli esclusivismi, rendendo obbligatoria l’apertura a nuovi apporti quando sono capaci di suscitare un consenso popolare.
Le primarie, soprattutto se diventano un meccanismo obbligatorio, naturalmente debbono però funzionare bene, il che richiede regole sensate e sistemi di controllo efficaci, condizioni che non possono essere garantite burocraticamente (e tanto meno giudiziariamente), ma che richiedono gruppi dirigenti motivati a realizzarle in modo serio e a rispettarne gli esiti. Si può temere che l’esigenza di questo circolo virtuoso tra gruppi dirigenti legittimati dalle primarie e primarie ben gestite da gruppi dirigenti motivati, si trasformi più facilmente nel suo inverso, in un circolo vizioso tra meccanismi di cooptazione e di “successione” e gruppi dirigenti che intendono perpetuare vantaggi castali chiudendo gli spazi di partecipazione.
Si tratta di un rischio reale, che però espone a punizioni nelle elezioni vere, nelle quali è difficile che candidati che abbiano ciurlato nel manico nella fase precedente, cioè nelle primarie, ottengano più facilmente il consenso.
Si tratta di un rischio reale, che però espone a punizioni nelle elezioni vere, nelle quali è difficile che candidati che abbiano ciurlato nel manico nella fase precedente, cioè nelle primarie, ottengano più facilmente il consenso.
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