Far flanella nel bordello/ 3
Cari robespierristi, siete di una rettitudine rivoltante. Siete forse poliziotti del cielo?
Poiché il sogno di un sindaco in tocco e toga, essendo sbocciato dalla testa del nostro scrittore di maggior successo, non può certamente non dirsi dotato non solo di dignità politica ma anche di un certo splendore letterario, non è forse inopportuno ricordare quel che alcuni altri autori di successo osarono pensare del rapporto fra moralismo, magistratura e potere. Citerò innanzitutto tre battute di Shakespeare.

Ecco la seconda: “Se i potenti potessero tuonare come lo stesso Giove, il dio non avrebbe mai quiete, giacché allora ogni piccolo, oscuro magistrato userebbe il suo cielo solo e sempre per tuonare! Cielo misericordioso, tu con la tua folgore acuta e sulfurea fendi piuttosto la quercia nodosa e inattaccabile dal conio che non il molle mirto; ma l'uomo, l'uomo orgoglioso, vestito d'una breve autorità, che più ignora ciò di cui è più certo, la sua vitrea essenza, come scimmia rabbiosa fa lazzi così stravaganti al cospetto dell'eccelso cielo da farne lacrimare gli angeli, i quali, avessero la nostra milza, creperebbero dalle risate”. (“Misura per misura”, II, 2).
Ed ecco la terza: “Via la mano brutale, infame sbirro! Te stesso frusta, non quella puttana! Tu bruci dalla voglia di fare con lei ciò per cui la punisci!” (“Re Lear”, IV, 6).
Riporterò quindi la strepitosa tirata che il geniale Georg Büchner, in quel memorabile attacco allo spirito di qualsiasi terrorismo giudiziario che è il dramma intitolato “La morte di Danton”, fece pronunciare a Danton durante un ultimo dialogo con Robespierre:
Riporterò quindi la strepitosa tirata che il geniale Georg Büchner, in quel memorabile attacco allo spirito di qualsiasi terrorismo giudiziario che è il dramma intitolato “La morte di Danton”, fece pronunciare a Danton durante un ultimo dialogo con Robespierre:
"Tu, con la tua virtù, Robespierre! Tu non hai preso denaro, tu non hai fatto debiti, tu non ti porti a letto le ragazze, indossi sempre un vestito decente, non ti sei mai ubriacato. Robespierre, sei di una rettitudinen rivoltante. Io mi vergognerei di aver corso fra cielo e terra sempre con la stessa fisionomia morale, soltanto per il gusto di trovare gli altri peggiori di me. Non c’è dunque niente in te che qualche volta, sottovoce, segretamente, ti abbia detto che tu menti, menti? La tua coscienza è uno specchio di fronte al quale si tormenta una scimmia. Ognuno si imbelletta come può e si cava il proprio divertimento. Val proprio la pena di prendersi per i capelli per questo. Sei forse il poliziotto del cielo?”.
Infine riporto quattro righe fulminanti del grande Karl Kraus: “Nell’amore non c’è niente di scandaloso finché non ci mette il naso quell’intruso che è il giudice morale”. (“Morale e criminalità”).
Infine riporto quattro righe fulminanti del grande Karl Kraus: “Nell’amore non c’è niente di scandaloso finché non ci mette il naso quell’intruso che è il giudice morale”. (“Morale e criminalità”).