La leggenda del grande mediatore

Fuori la rabbia, dentro le trattative. I partiti della coalizione del cambiamento hanno accettato l’offerta di dialogo del vicepresidente Omar Suleiman, il capo dei servizi segreti egiziani nominato da Mubarak per un ruolo vacante da quasi trent’anni. La formazione di al Wafd e i nasseriani, esponenti della coalizione “riformista”, hanno dato la colpa degli scontri in piazza Tahrir al governo di Mubarak, ma hanno accettato di trattare con Suleiman. Cosa che non faranno, invece, i Fratelli musulmani: “Non ci sarà alcun dialogo”. Leggi Ancora scontri al Cairo - Leggi L’Italia ha un posto d’onore nel Mediterraneo, lo faccia valere - Leggi Trama, prega, aspetta. Così i Fratelli musulmani cercano di prendere il Cairo - Leggi tutti gli articoli del Foglio sulle proteste in Egitto
1 FEB 11
Ultimo aggiornamento: 22:28 | 11 AGO 20
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Fuori la rabbia, dentro le trattative. I partiti della coalizione del cambiamento hanno accettato l’offerta di dialogo del vicepresidente Omar Suleiman, il capo dei servizi segreti egiziani nominato da Mubarak per un ruolo vacante da quasi trent’anni. La formazione di al Wafd e i nasseriani, esponenti della coalizione “riformista”, hanno dato la colpa degli scontri in piazza Tahrir al governo di Mubarak, ma hanno accettato di trattare con Suleiman. Cosa che non faranno, invece, i Fratelli musulmani: “Non ci sarà alcun dialogo”, ha detto il portavoce del movimento Abdel Monem Abu El Fatouh e nemmeno Mohammed ElBaradei, l’uomo che aspira più di ogni altro a mettere il cappello sulla piazza buona, ormai opposta alla piazza cattiva e cammellata di Mubarak: “Come si può negoziare con un regime che uccide il suo popolo?”, ha detto al Guardian ostentando sconcerto.

In mezzo c’è Suleiman, che con pazienza sta cercando di raccogliere i cocci della politica egiziana travolta dalla piazza. E quello del mediatore fra interlocutori impossibili è un ruolo che Suleiman si trova cucito addosso da una vita. Il capo dell’intelligence egiziana è il più stretto alleato di Mubarak ma non si è mai iscritto al partito del presidente, ha combattuto nelle guerre arabo-israeliane e ha negoziato la pace con Israele. Negli anni Novanta è diventato l’uomo di riferimento della Cia sulle extraordinary rendition, le operazioni clandestine di trasferimento di sospetti terroristi. Per la rivista Foreign Policy è la spia più potente del medio oriente, anche più del capo del Mossad. Suleiman è stato educato alla disciplina militare in un’accademia dell’Armata rossa e una volta in patria ha avuto una carriera spedita.

E’ l’idolo dei militari egiziani, che nel paese hanno un peso politico enorme. Nel 1995, in Etiopia, ha insistito perché Mubarak salisse su un mezzo blindato invece che sulla macchina d’ordinanza; un uomo ha crivellato di colpi il veicolo, senza fare danni gravi: senza il consiglio di Suleiman il governo di Mubarak sarebba finito allora.