La fine dei nepotismi

Ci siamo, il ddl Gelmini è legge. Avranno di che dolersi i figli di papà, i nipoti dei “baroni”, gli eredi naturali delle professioni tradizionali. Nonno primario, papà primario, mammà primaria, eredi (figlioli e nipoti, fratelli, sorelle, cognati, amanti) sulla linea del fuoco (nepotismo) pronti a saltare dalla trincea per la conquista del “laticlavio”: ma non finisce qui! Notai, farmacisti, avvocati, ingegneri, ragionieri, studi commerciali, gioiellieri, accattoni professionali, zingari geneticamente nomadi, tutta una società impedita alla tradizione che voleva “ll’arte ‘e tata è meza ‘mparata”. Si salveranno gli artisti puri? Cioè quelli che attingono all’ispirazione dialogando direttamente con la musa? Forse sì, la musa non è malleabile ed è insensibile a certe profferte che non derivino direttamente dal cuore. Pavarotti per esempio, padre panettiere, figlio panettiere? Quando mai! uno dei più grandi tenori lirici del melodramma mondiale: un’eccezione che conferma la regola. Anche se, a ben riflettere, temo che anche la musa sia caduta prigioniera di un certo andazzo favoritistico. A Stoccolma, l’Accademia Reale che assegna i Nobel annuali per la letteratura, non è insensibile a certi favoritismi che del nepotismo conservano tutta l’arroganza. Ormai è la democrazia che dilaga incontenibile, non c’è diga che possa arrestarne il fluire. Siamo tutti uguali e tutti dobbiamo concorrere per assegnarci quel posto di “lavoro” che qualsiasi altro (all’infuori di noi figli di papà) ha il diritto di occupare. L’égalité la fa da pietra di paragone: se non si è tutti della stessa pasta, l’égalité ti rifiuta il benestare e potrai far di tutto come attività, meno la professione di papà. È la democrazia che si avanza e conquista nuovi spazi a chi ne è privo. In verità non saprei se la faccenda si svolgerà veramente così, non vorrei che al papà primario avessimo sostituito il Partito clientelizzato.