Quante ne sta provando Dublino prima di lasciarsi soccorrere

Non ci sono soltanto i drastici tagli al bilancio pubblico degli ultimi mesi. Il governo ha appena fatto qualcosa che nel 2001 giurò non avrebbe mai fatto: ha usato il suo National Pension Reserve Fund (Nprf) per puntellare il settore bancario domestico
19 NOV 10
Ultimo aggiornamento: 11:16 | 11 AGO 20
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Per la prima volta, ieri, anche da Dublino è arrivata l’ammissione che il paese potrebbe accettare un aiuto esterno peri suoi istituti di credito. “Una volta conclusi i negoziati” con gli inviati della Commissione, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, ha detto il ministro delle Finanze di Dublino, Brian Lenihan, Bruxelles farebbe bene a mettere a disposizione dei fondi, senza però implicarne il necessario e immediato utilizzo. Secondo Patrick Honohan, governatore della Banca centrale nazionale, “l’intenzione e le aspettative sono che vi sia un prestito disponibile e utilizzabile se necessario”, nell’ordine “di decine di miliardi” di euro. Anche se il Fmi ha precisato di non avere ancora ricevuto richieste di sostegno, i segnali di disponibilità da parte delle principali autorità del paese, arrivati dopo giorni di arroccamento, hanno spinto al rialzo le Borse europee, ulteriormente sollevate dalle stime Ocse del pil dell’Eurozona. L’economia dell’area crescerà infatti dell’1,7 per cento nel 2010 (più 1,2, si diceva a maggio), per confermarsi sullo stesso ritmo nel 2011 e poi accelerare al 2 per cento nel 2012.
Proprio le prospettive di crescita dell’economia costituiscono uno dei capitoli più controversi delle trattative tra Dublino e la troika internazionale. Da Bruxelles è infatti trapelata la richiesta alle autorità irlandesi di abbandonare l’attuale regime fiscale, considerato troppo favorevole alle imprese. Ma la tassa sulle imprese al 12,5 per cento, ha spiegato l’esecutivo, “è la nostra politica industriale”. Il fisco leggero, che a partire dagli anni Novanta ha attirato nell’isola capitali e società straniere, è stato uno dei motori principali del miracolo della “tigre celtica”. Né finora ha aiutato, spiegano molti analisti, il fatto che il paese sia relativamente “fresco” di indipendenza nazionale. L’attuale governo non vuole passare alla storia per aver consentito il “commissariamento” internazionale del paese, e le dichiarazioni di stampo patriottico – in queste ore – arrivano copiose anche dalle file dell’opposizione laburista.
Nelle settimane scorse, proprio in nome della difesa della sovranità nazionale, Dublino ha già compiuto alcune scelte eterodosse. Non ci sono soltanto i drastici tagli al bilancio pubblico degli ultimi mesi. Come hanno notato Gordon L. Clark e Ashby Monk, professori all’Università di Oxford, “il governo ha fatto qualcosa che nel 2001 giurò non avrebbe mai fatto: ha usato il suo National Pension Reserve Fund (Nprf) per puntellare il settore bancario domestico”. All’inizio del nuovo Millennio, ovvero all’apice della crescita vertiginosa dell’economia nazionale, il paese decise infatti di creare un fondo sovrano ad hoc per gestire al meglio quella ricchezza di cui avrebbero dovuto beneficiare le future generazioni. La promessa, scritta nello statuto dell’Nprf, era che quei soldi non sarebbero stati toccati fino al 2025. Poi però, nel 2009, una leggina ha permesso di rompere la promessa e di utilizzare queste risorse per sostenere le banche. Specificando tra l’altro che, in questo caso, non sarebbe stato obbligatorio rispettare i normali requisiti di convenienza di un investimento.
In nome della salvezza delle banche, insomma, si è deciso di passare sopra anche al futuro delle prossime generazioni. In queste ore, le autorità sarebbero tornate ad attingere dal fondo. Nemmeno questo, però, pare sia bastato a evitare di riccorrere alla mano tesa dalla comunità internazionale. Decisiva, nel convincere Dublino, è stata anche la Bce. Ieri il presidente Jean-Claude Trichet ha ribadito che le misure non convenzionali di Francoforte contro la crisi “sono temporanee”, e bisognerà fare attenzione che le stesse non provochino “dipendenza”. Detto altrimenti: l’Istituto non continuerà a fornire liquidità alle banche irlandesi per un tempo indefinito.