Fare i conti con la riforma Gelmini

L’istituto Massimiliano Massimo è tra i più antichi e prestigiosi licei di tutta Roma, probabilmente d’Italia. All’inizio del prossimo dicembre, l’otto, festeggerà il cinquantesimo anno dalla fondazione insieme al cardinal Vallini e al sindaco Alemanno. Tra gli allievi sono passati Luigi Abete, Luca Cordero di Montezemolo, Mario Draghi e il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro. All'ingresso due mappamondi che si portano sul groppone qualche centinaio d’anni incutono al visitatore una certa riverenza. Leggi la prima puntata Quello che rimane dopo la piazza
11 NOV 10
Ultimo aggiornamento: 14:44 | 16 AGO 20
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L’istituto Massimiliano Massimo è tra i più antichi e prestigiosi licei di tutta Roma, probabilmente d’Italia. All’inizio del prossimo dicembre, l’otto, festeggerà il cinquantesimo anno dalla fondazione insieme al cardinal Vallini e al sindaco Alemanno. Tra gli allievi sono passati Luigi Abete, Luca Cordero di Montezemolo, Mario Draghi e il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro. All'ingresso due mappamondi che si portano sul groppone qualche centinaio d’anni incutono al visitatore una certa riverenza. Al contrario, lo studio di Eraldo Cacchione, padre gesuita, docente e tra i principali animatori della comunità scolastica, trasuda minimalismo e tecnologia.

Su un tavolino in tessuto che rasenta il pavimento sono accatastate con ordine riviste e giornali: l’immancabile Civiltà Cattolica, quindicinale della compagnia del Gesù, opuscoli per l’aggiornamento dei docenti, una copia del Corriere della Sera, una del Manifesto e anche una di un piccolo giornale d’opinione completely unnecessary. “Sto seguendo un laboratorio giornalistico con i ragazzi dell’ultimo anno di liceo”, ci spiega il professor Cacchione mentre ci fa accomodare nell’attesa di spedire una mail dal suo Mac. Su uno scaffale è appoggiata una telecamera digitale: “E' per il laboratorio di montaggio”, ci informa Cacchione.

Si capisce subito che, per struttura e risorse, il Massimo è una scuola nella quale gli echi della riforma Gelmini non irrompono nelle aule. Eppure la soglia di attenzione per quello che succede nel paese è altissima, e ogni novità è analizzata e vagliata nei minimi dettagli. “La riforma Gelmini ha sicuramente aspetti discutibili, ma non si possono non osservare le novità che introduce, e farci i conti. Per il biennio proprio quest’anno introduciamo alcune innovazioni curricolari previste dal ministro. Fra due anni si inizia con il triennio, il ciclo di formazione che porta all’esame di maturità. Non possiamo farci cogliere impreparati, per cui già da quest’anno iniziamo con le sperimentazioni”. Nello specifico, il professore mostra una particolare attenzione per l’opzionalità: la possibilità, per gli studenti, di destinare un pacchetto di ore settimanali a una o più materie che scelgono in prima persona. "Finalmente qualcuno ha il coraggio di puntare sulla maturità e sul criterio di giudizio delle giovani generazioni".

Per Cacchione un passo a tal punto rivoluzionario, che “avvierebbe un processo, forse il primo, per il quale si farebbero passi sensibili per aggiornare il sistema educativo dall’epoca di Gentile”. Poter scegliere quali materie seguire potrebbe servire a preparare gli studenti al sistema universitario già a partire dai banchi del liceo. Il vero punto a favore della Gelmini è il tentativo di aprire una strada che cerchi di “valorizzare lo studente nel suo fattore umano, nelle sue potenzialità. Se negli obiettivi formativi si considerano solo obiettivi cognitivi, lo studente finisce per non contare nulla. Diventa essenziale il rapporto con gli studenti”. Proprio su questo ha fondato la propria missione educativa Ignazio di Loyola: “Il paradigma pedagogico ignaziano trova sempre come punto di partenza il contesto, quello reale dello studente e quello della classe, non il risultato finale, che pure è importante”.

Gianluca De Sanctis è professore di latino, greco e italiano.
Ci spiega che cosa trova di interessante nel tornare in classe ogni anno: “Quello dell’insegnante è uno dei mestieri più belli in assoluto: è sempre nuovo, purché si abbia il coraggio di cambiare partendo anche dagli input che vengono dagli studenti. E' un lavoro che matura ogni giorno. Più che conoscere bene la materia, devi riuscire a gestire un rapporto con venti o trenta ragazzi in uno stesso luogo. Se fai questo mestiere avendo presente questa sfida non esistono altri problemi, almeno nella classe. Non basta la busta paga per giustificare la gratificazione che ti offre il mestiere”.

Secondo il professore esiste in Italia un problema educativo, che si può rilevare partendo dalla considerazione che la società ha dei docenti: “Occorre un riconoscimento dell’importanza dell’insegnante – dice – della sua dignità sociale. Il professore ha la responsabilità di formare le persone. Abbiamo pochi diritti rispetto ad altre figure professionali, e una dignità sociale svalutata. E’ questa la vera battaglia da portare avanti”.
Entra un ragazzo, evidentemente non più al liceo. “Si chiama Edoardo, ci sta dando una mano con la comunicazione e l’ufficio stampa della scuola”, spiega padre Eraldo. Un esempio episodico ma concretissimo di come la comunità del Massimo travalichi i confini dei banchi, arrivando, in alcuni casi, a continuare nel tempo. “Fare il docente – conclude Cacchione – è come vedere un fiore che sboccia, accompagnare la persona a diventare se stessa, al suo vero e proprio sviluppo come uomo”.
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