Nella cucina del Cav.

Caro presidente, ho aggiornato e cercato di chiarire ulteriormente la proposta che ti ho inviato alcuni giorni fa. Te la ripropongo con questa nuova lettera. Occorre una svolta, non si può continuare a prendere botte tutti i giorni, rimanendo sulla difensiva e subendo il terreno di confronto/scontro scelto dagli avversari esterni e interni alla maggioranza (la fantomatica “P3”, la “legalità” ecc.).
6 AGO 10
Ultimo aggiornamento: 11:14 | 11 AGO 20
Immagine di Nella cucina del Cav.
Giuseppe Calderisi è deputato del Pdl. 60 anni, origine radicale, è un grande esperto di regolamenti parlamentari, di legislazione e di Costituzione. Ma è distratto, per fortuna nostra, nella custodia dei suoi “foglietti”.

Caro presidente,
ho aggiornato e cercato di chiarire ulteriormente la proposta che ti ho inviato alcuni giorni fa. Te la ripropongo con questa nuova lettera. Occorre una svolta, non si può continuare a prendere botte tutti i giorni, rimanendo sulla difensiva e subendo il terreno di confronto/scontro scelto dagli avversari esterni e interni alla maggioranza (la fantomatica “P3”, la “legalità” ecc.). In questo modo, ad un certo punto, inevitabilmente, crolla tutto. Il momento che può determinare il crollo, del resto, è già fissato da tempo: è quello della bocciatura del legittimo impedimento da parte della Corte costituzionale.
Occorre una grande iniziativa politica su alcuni contenuti di fondo del nostro programma (tra i quali quello dell’equilibrio tra i poteri e lo scudo costituzionale per le alte cariche istituzionali) in modo da rendere comprensibile all’opinione pubblica e agli elettori la partita in gioco. Non si può rispondere solo sul piano delle questioni e dei rapporti interni al Pdl. I problemi “interni” vanno affrontati attraverso una iniziativa politica “esterna”.
Un’iniziativa riformatrice da condurre non solo in Parlamento ma parallelamente anche nel Paese, con una campagna politica che la ponga come discrimine tra le forze che vogliono riformare il paese e quelle che vi si oppongono.
Una riforma su cui verificare i rapporti interni al Pdl e alla maggioranza e le eventuali nuove alleanze. Una riforma che costituisca l’obiettivo principale della parte restante della legislatura oppure – nel caso in cui gli avversari ne rendano impossibile la realizzazione – che costituisca la ragione e la piattaforma su cui andare a elezioni anticipate.
Questa iniziativa deve riguardare il tema della riforma costituzionale ma, volendo, può comprendere parallelamente anche quello delle riforme economiche.
La riforma costituzionale. Il riequilibrio tra i poteri per impedire l’uso politico della giustizia e l’aggressione giudiziaria di cui sei oggetto non possono essere più affrontati con interventi legislativi ordinari (legge Alfano, legittimo impedimento, processo breve).
Occorre procedere d’urgenza con una riforma costituzionale. Una riforma su cui non temere (o addirittura proporre) la sfida del referendum confermativo.
Una riforma non limitata al solo “lodo Alfano” costituzionale ma neppure troppo ampia (la parte seconda della Costituzione) ormai di impossibile realizzazione nel contesto di questa legislatura.
Occorre una proposta mirata, limitata a pochi essenziali aspetti, per un’opera di ammodernamento istituzionale non più rinviabile.
Provo ad elencare alcuni dei possibili articoli di questa riforma costituzionale (tra i quali operare una selezione):
- poteri del premier di livello europeo (potere di scioglimento, revoca dei ministri, fissazione di una data certa per il voto dei disegni di legge di attuazione del programma di governo);
- riconoscimento e poteri del Capo dell’opposizione ed eventualmente altre garanzie “nel” maggioritario;
- riduzione del numero dei parlamentari;
- riduzione dell’età per l’esercizio dell’elettorato passivo (per entrambe le Camere o almeno per ridurre i 40 anni necessari per il Senato);
- semplificazione del bicameralismo (cosiddetta “culla” o altra norma di semplificazione procedurale, in attesa di una riforma più complessiva impossibile in questa legislatura);
- eliminazione delle materie concorrenti e introduzione della clausola di supremazia statale (presente in tutti gli ordinamenti federali) che consenta allo Stato di intervenire quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o il perseguimento di programmi nazionali (come “il piano casa”);
- principio di sussidiarietà orizzontale (non intervenga la mano pubblica per le funzioni che possono essere meglio assicurate dall’iniziativa autonoma dei cittadini singoli o associati);
- separazione carriere magistrati;
- lodo Alfano (non come norma di modifica della Costituzione, ma come norma costituzionale da inserire comunque nello stesso disegno di legge di riforma costituzionale).
A questa proposta di riforma costituzionale si potrebbe affiancare anche un’altra proposta su temi economici da individuare, che fanno comunque parte del nostro programma di governo.
Questa iniziativa può rappresentare la svolta. Ma occorre verificarne con urgenza la fattibilità sia dal punto di vista politico che giuridico-costituzionale perché i tempi sono strettissimi. A mio avviso va lanciata subito, ad agosto, per incardinarla in Parlamento alla ripresa dei lavori a settembre. Evidentemente, sarei molto lieto di poterla approfondire direttamente con te o nell’ambito di riunioni ad hoc. Un caro saluto

Peppino Calderisi
Roma, 16 luglio 2010


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Caro presidente,

scusami se ti disturbo con un’altra missiva ma non ho altri strumenti per cercare di dare il mio contributo alla causa. Premetto che, essendo un semplice deputato peone che non partecipa in alcuna sede a discussioni collettive, non dispongo evidentemente di tutti gli elementi di valutazione e pertanto i miei argomenti e suggerimenti scontano questo handicap. Ad esempio, gli elementi di valutazione in mio possesso avrebbero sconsigliato di indirizzare il documento anche contro Fini. Anziché dividere i finiani, li abbiamo compattati… Ma cosa fatta capo ha, adesso occorre ragionare sulla situazione che si è determinata che è molto, molto, molto difficile. Non bisogna guardare staticamente al fotogramma di oggi, ma al film che può svolgersi nel prossimo futuro. E’ evidente che vogliono logorarti, erodere ancora di più la maggioranza, nel frattempo guadagnare tempo e organizzarsi. Ma è anche vero che, allo stato, al Senato i numeri sono a nostro favore, che i finiani sono molto divisi e devono fare molta attenzione alle loro mosse.
A me sembra innanzitutto necessario non subire la loro iniziativa, non far scegliere a loro il terreno di confronto, rimanendo da parte nostra in balia delle iniziative dei magistrati più politicizzati e delle relative campagne giornalistiche orchestrate ad arte. Il terreno e i tempi del confronto dobbiamo determinarli noi, in modo chiaro e comprensibile per l’opinione pubblica, al fine di verificare la possibilità di una intesa seria e durevole oppure, in caso contrario, esigere, in condizioni di forza, nuove elezioni. La mia idea, o meglio, la mia suggestione, è questa. I gruppi parlamentari della maggioranza potrebbero predisporre, al più presto, una mozione in cui si elencano tutti i risultati positivi conseguiti dal governo e gli obiettivi e i provvedimenti di riforma (di natura costituzionale ed ordinaria) per il seguito della legislatura, a partire dalla difesa del bipolarismo e dalla giustizia, con tutti gli argomenti e le valutazioni politiche del caso. Ovviamente con solido ancoraggio al programma presentato agli elettori. Una mozione è uno strumento estremamente elastico che si presta duttilmente alle finalità strategiche che si perseguono… Come Presidente del Consiglio potresti venire in Parlamento (magari prima al Senato e poi alla Camera, per ovvie ragioni) e sulla mozione e sulle tue dichiarazioni si svolgerebbe il dibattito con un voto di fiducia al governo… Che ne pensi? Un caro saluto

Peppino Calderisi
Roma, 3 agosto 2010


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Caro Presidente,

Fini dice che “sarebbe difficile per Berlusconi spiegare al paese per quale motivo si va al voto”. Mi sembra sempre più necessario e urgente che Fini – in modo esplicito e pubblico – sia posto di fronte all’interrogativo di fondo che sta alla base della vicenda politico-parlamentare della legislatura.
Fini afferma di volere continuare a sostenere il governo Berlusconi, ma come può il governo Berlusconi andare avanti se i finiani non sono disponibili a fare tutto ciò che è necessario per impedire che l’uso politico della giustizia giunga al suo epilogo, al risultato perseguito con accanimento da 16 anni a questa parte, cioè a far fuori Berlusconi per via giudiziaria? Oppure Fini mira proprio ad utilizzare l’epilogo dell’uso politico della giustizia contro Berlusconi per un suo disegno politico?
Questo interrogativo potrebbe forse essere posto a Fini dal Foglio di Ferrara, nell’ambito di una vera e propria campagna – da condurre subito, ad agosto – contro l’uso politico della giustizia mirata sulla questione di fondo. Se la risposta di Fini fosse positiva vi sarebbero le condizioni per un’intesa per il seguito della legislatura, formalizzata con un voto di fiducia al governo, ai primi di settembre, su una mozione o risoluzione parlamentare in cui siano indicati in modo chiaro ed esplicito tutti gli obiettivi che il governo e la maggioranza intendono perseguire con i provvedimenti precisati nella medesima risoluzione, compresi quelli contro l’uso politico della giustizia.
Altrimenti la maggioranza dovrebbe comunque promuovere un dibattito parlamentare per rendere chiaro e trasparente all’opinione pubblica ciò che il governo vorrebbe fare nel seguito della legislatura e che i finiani impediscono di realizzare consentendo che Berlusconi venga colpito attraverso l’uso politico della giustizia. L’unico modo per esigere in condizioni di forza nuove elezioni politiche.
Peppino Calderisi
Roma, 4 agosto 2010