L’esempio del Csm

L’accordo tra le maggiori formazioni politiche, con l’esclusione dell’Italia dei valori, per l’elezione di Michele Vietti al Consiglio superiore della magistratura in vista della sua assunzione della vicepresidenza rappresenta una pagina di buona politica, piuttosto rara di questi tempi e quindi ancora più apprezzabile. Il meccanismo barocco di elezione dei membri laici del Csm sembra fatto apposta per mettere in scena il solito spettacolo dei veti incrociati, che permette ai partiti di esibire intransigenze propagandistiche.
28 LUG 10
Ultimo aggiornamento: 23:09 | 5 AGO 20
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L’accordo tra le maggiori formazioni politiche, con l’esclusione dell’Italia dei valori, per l’elezione di Michele Vietti al Consiglio superiore della magistratura in vista della sua assunzione della vicepresidenza rappresenta una pagina di buona politica, piuttosto rara di questi tempi e quindi ancora più apprezzabile. Il meccanismo barocco di elezione dei membri laici del Csm sembra fatto apposta per mettere in scena il solito spettacolo dei veti incrociati, che permette ai partiti di esibire intransigenze propagandistiche. Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno saputo rinunciare a questo consueto balletto, senza farsi condizionare dalle pressioni che volevano indurli a pretendere una soluzione estremistica.

E’ significativo il fatto che l’accordo si realizzi su nomine che intervengono sul tema politicamente più controverso, quello della giustizia. Per capire il valore dello sforzo compiuto da Bersani basta verificare la durezza con la quale ha rimesso in riga Ignazio Marino (aveva votato scheda bianca) e umiliato con i fatti le “conneries” di chi – da MicroMega alla giovane Debora Serracchiani – ha cercato di processare il segretario del Pd per “inciucio”. Anche il Cav. ha fatto prevalere l’interesse istituzionale sull’insistenza nella richiesta, peraltro legittima e basata sulla prassi, di una candidatura propria alla vicepresidenza del Csm.
Naturalmente, oltre che alla volontà conciliatrice dei leader, la possibilità di un’intesa richiede una candidatura che abbia caratteristiche di affidabilità e competenza particolarmente eminenti.

Michele Vietti non è solo un esponente politico che si trova nella ristrettissima area di possibile sovrapposizione delle volontà dei due maggiori partiti. E’ una persona che ha sempre dimostrato saggezza ed equilibrio, doti che gli saranno utilissime quando dovrà cercare di contenere e se possibile far regredire gli antagonismi che hanno reso finora impossibile un dialogo costruttivo tra mondo giudiziario e politica. L’isolamento parlamentare dei manettari e dei giustizialisti è la conseguenza proprio della capacità dei leader di non farsi trascinare sul solito terreno delle ritorsioni reciproche, e dell’autorevolezza oggettiva del candidato proposto dall’Udc, partito che ha giocato in questa vicenda un ruolo di effettiva mediazione tra i poli. Il che gli ha portato risultati assai più consistenti di quelli che consegue quando li contesta ambedue un po’ altezzosamente.