Cricche e imputati senza diritti
Dopo cinque mesi di detenzione preventiva sono usciti dal carcere Fabio De Santis e Angelo Balducci, non in libertà ma obbligati agli arresti domiciliari. Le esigenze di custodia cautelare sostenute dalle procure e accettate dai giudici erano del tutto aleatorie. Dopo le dimissioni dalle cariche che rivestivano, sia la possibilità di inquinare le prove sia quella di reiterare il reato erano inesistenti, mentre per scongiurare la possibilità di fuga, del tutto ipotetica, bastava il ritiro dei passaporti.

Dopo cinque mesi di detenzione preventiva sono usciti dal carcere Fabio De Santis e Angelo Balducci, non in libertà ma obbligati agli arresti domiciliari. Le esigenze di custodia cautelare sostenute dalle procure e accettate dai giudici erano del tutto aleatorie. Dopo le dimissioni dalle cariche che rivestivano, sia la possibilità di inquinare le prove sia quella di reiterare il reato erano inesistenti, mentre per scongiurare la possibilità di fuga, del tutto ipotetica, bastava il ritiro dei passaporti. Il fatto è che si è instaurata una prassi perversa, secondo la quale chi non confessa deve restare in galera. Naturalmente non sarebbe così facile per le procure far accettare questa interpretazione assai stiracchiata della legge se i giudicanti fossero davvero terzi, invece di essere legati agli inquirenti dal sistema delle carriere e delle nomine congiunte.
Se le esigenze cautelari si trasformano nel diritto dell’accusa a tenere in carcere gli indagati che si dichiarano innocenti, si introduce una forma di pressione inaccettabile secondo tutti gli standard italiani e internazionali, una specie di tortura. Le organizzazioni dei diritti umani, che sono tanto sollecite a fare la lezione all’Italia, non hanno mai alzato un dito contro questa palese violazione, forse perché è perpetrata dai magistrati e non dal potere politico. La deriva giustizialista trae alimento da questi silenzi ideologici, ai quali sarebbe necessario che i garantisti reagissero in modo compatto, senza calcoli politici di parte che poi si rivelano sempre miopi e sbagliati.