Corea del sud

Hallyu, l’onda sudcoreana, il dilagare della cultura di Seul in tutto il mondo non si arresta. Attecchisce dappertutto, dalla Russia alla Turchia, e si sta mangiando la Cina: dvd, pop, videogiochi, culto delle celebrità e isteria di massa, a ritmo tale da impensierire persino gli altrimenti serafici membri del Politburo di Pechino.
21 GIU 10
Ultimo aggiornamento: 05:09 | 21 AGO 20
Immagine di Corea del sud
Hallyu, l’onda sudcoreana, il dilagare della cultura di Seul in tutto il mondo non si arresta. Attecchisce dappertutto, dalla Russia alla Turchia, e si sta mangiando la Cina: dvd, pop, videogiochi, culto delle celebrità e isteria di massa, a ritmo tale da impensierire persino gli altrimenti serafici membri del Politburo di Pechino. Ma il miracolo sul fiume Han, così si chiama la fantastica accelerazione di economia e benessere nella Corea del sud dai tigreschi anni Ottanta in poi, a partire dall’ultimo Mondiale s’è ammosciata. Dall’eccitante 5 per cento annuo di crescita del pil si è passati al lutulento 0,2 dell’anno scorso. Con il calcio va pure peggio: dopo i fasti del Mondiale 2002 giocato in casa, e l’arrivo in semifinale propiziato (a danno dei nostri) dal famigerato arbitro Byron Moreno, il 2006 è stato così e così, e per il 2010 i giocatori avvertono di “non farsi illusioni”. Resta che i coreani del sud vedranno le partite in megamultiplex da 20 sale, a tre dimensioni. E i coreani del nord non vedranno nulla – di solito provvedevano alla trasmissione i cugini del sud, ma quest’anno non collaborano, per colpa dell’aria di guerra tra i due paesi.