VIncono i liberali conservatori di Rutte
La riscossa dei liberali in Olanda fa paura al ventre molle dell’integrazione
II partito Liberale (Vvd) di Mark Rutte ha vinto le elezioni politiche olandesi. A scrutinio quasi ultimato (96%) ha infatti conquistato 31 seggi, uno in più del partito Laburista guidato dall'ex sindaco di Amsterdam, Jacob Cohen. Rutte sarà dunque il nuovo premier. Il Partito della Libertà (Pvv) di Geert Widers è passato da 9 a 24 seggi, confermandosi come terza forza politica olandese. Leggi l'inchiesta di Giulio Meotti in Olanda - Leggi l'intervista a Wilders

II partito Liberale (Vvd) di Mark Rutte ha vinto le elezioni politiche olandesi. A scrutinio quasi ultimato (96%) ha infatti conquistato 31 seggi, uno in più del partito Laburista guidato dall'ex sindaco di Amsterdam, Jacob Cohen. Rutte sarà dunque il nuovo premier. Il Partito della Libertà (Pvv) di Geert Widers è passato da 9 a 24 seggi, ottenendo il miglior risultato della sua storia e confermandosi come terza forza politica olandese. Solo quarti i Cristiano-democratici del premier uscente Jan Peter Balkenende, che ha annunciato il suo abbandono della politica.
Il corso delle elezioni olandesi è cambiato all’improvviso a metà marzo, quando uno dei più autorevoli centri studi del paese, il First Central Planbureau, ha segnalato che il rischio del debito stava crescendo e che l’unica strada per evitare il collasso era l’austerità. La campagna elettorale d’Olanda si è trasformata: basta parlare di Afghanistan – il governo era caduto proprio sulla missione militare – e di integrazione, è ora di fare i conti. Così è partita la riscossa dei liberali del Vvd (People’s Party for Freedom and Democracy), guidati da Mark Rutte, che secondo gli ultimi sondaggi oggi potrebbe ottenere 36 seggi in Parlamento (ora ne ha 21), scalzando laburisti e cristianodemocratici. Rutte promette inevitabile austerità, tagli alla spesa, innalzamento dell’età pensionabile (da 65 a 67 anni) con contestuale abbassamento delle tasse per famiglie e aziende.
La proposta è stata accolta bene, soltanto i laburisti del nuovo (e celebratissimo dalla stampa internazionale) leader Job Cohen contendono il primato a Rutte (il programma è speculare, Cohen vuole aumentare le tasse). E Geert Wilders, erede di Pim Fortuyn e fenomeno politico degli ultimi anni? Molti ne festeggiano con sollievo la caduta: i sondaggi lo danno a 18 seggi, che sono comunque il doppio dei nove attuali, ma a febbraio era dato per vincitore con 24 seggi.
La festa indetta da chi vede in Wilders un pericoloso disturbatore della quiete multiculturale politicamente corretta potrebbe essere prematura. E’ vero che Rutte dice: “Dopo tutto non sono i musulmani che stanno facendo cadere l’euro”, sintetizzando a meraviglia la campagna elettorale, ma è anche vero che i liberali non escludono la possibilità di formare un governo con il Freedom Party di Wilders. Per alcuni commentatori si tratta di calcolo politico – meglio non ostracizzare Wilders, potrebbe essere controproducente – ma c’è qualcosa di più. C’è che Wilders è cresciuto nel mondo dei liberali prima di uscirne e fare la sua strada da solo. E c’è che l’austerità non è una buona notizia per il ventre molle del multiculturalismo.
Come spiega il commentatore Mark Steyn, la crisi, i tagli e la ristrutturazione del welfare sono pericolosi quasi più delle leggi sull’immigrazione: anche Pim Fortuyn aveva in programma tagli al welfare come misura libertaria e antislamista. Quel mondo fintamente integrato che prospera grazie all’assistenzialismo e all’abbraccio dello stato ha i motivi per temere Rutte ancor più di Wilders.
La proposta è stata accolta bene, soltanto i laburisti del nuovo (e celebratissimo dalla stampa internazionale) leader Job Cohen contendono il primato a Rutte (il programma è speculare, Cohen vuole aumentare le tasse). E Geert Wilders, erede di Pim Fortuyn e fenomeno politico degli ultimi anni? Molti ne festeggiano con sollievo la caduta: i sondaggi lo danno a 18 seggi, che sono comunque il doppio dei nove attuali, ma a febbraio era dato per vincitore con 24 seggi.
La festa indetta da chi vede in Wilders un pericoloso disturbatore della quiete multiculturale politicamente corretta potrebbe essere prematura. E’ vero che Rutte dice: “Dopo tutto non sono i musulmani che stanno facendo cadere l’euro”, sintetizzando a meraviglia la campagna elettorale, ma è anche vero che i liberali non escludono la possibilità di formare un governo con il Freedom Party di Wilders. Per alcuni commentatori si tratta di calcolo politico – meglio non ostracizzare Wilders, potrebbe essere controproducente – ma c’è qualcosa di più. C’è che Wilders è cresciuto nel mondo dei liberali prima di uscirne e fare la sua strada da solo. E c’è che l’austerità non è una buona notizia per il ventre molle del multiculturalismo.
Come spiega il commentatore Mark Steyn, la crisi, i tagli e la ristrutturazione del welfare sono pericolosi quasi più delle leggi sull’immigrazione: anche Pim Fortuyn aveva in programma tagli al welfare come misura libertaria e antislamista. Quel mondo fintamente integrato che prospera grazie all’assistenzialismo e all’abbraccio dello stato ha i motivi per temere Rutte ancor più di Wilders.
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