Più pil per tutti

I dati economici e produttivi italiani del primo trimestre hanno sorpreso per la loro dimensione: il prodotto interno lordo è aumentato più di quello tedesco, le esportazioni sono cresciute in modo consistente, al punto che il centro studi di Confindustria stima una crescita per quest’anno superiore a quella prevista dallo stesso governo. Un trimestre, come una rondine, non fa primavera, si sa. Però dimostra che è possibile, anche se ovviamente non garantita, una ripresa italiana che tenga il ritmo di quella dei principali partner europei.
14 MAG 10
Ultimo aggiornamento: 13:05 | 18 AGO 20
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L’effetto politico, invece, è assai più incerto. L’obiettivo di trasferire quanto prima la ripresa economica in posti di lavoro richiederebbe una nuova fase più stringente di confronto e di collaborazione tra le parti sociali, che la politica può favorire ma non imporre. Si tratta di favorire l’economia produttiva agendo su tutti i fronti, da quello energetico a quello fiscale, tenendo contemporaneamente ben fermi gli obiettivi di rigore nella finanza pubblica. Mentre i residui governi europei a guida socialista adottano cure da cavallo, riducendo gli stipendi pubblici e bloccando le pensioni, per reggere a situazioni critiche di cui non sempre sono responsabili, in Italia si potrebbe limitarsi a contenere gli esborsi per il pubblico impiego per concentrare gli sforzi a sostegno della produzione e del lavoro dei settori esposti alla concorrenza internazionale.
Per farlo sarebbe utile un coinvolgimento dell’opposizione politica, in modo da dare un carattere unitario a questo passaggio cruciale. Le condizioni sono la coesione della maggioranza e una ferma leadership nella maggiore opposizione, fattori sui quali è lecito dubitare. Eppure l’interesse a rendere più forte e stabile l’aggancio italiano alla ripresa, consolidando la condizione favorevole registrata nel primo trimestre, è un interesse comune. Sia la crescita dei salari, sia una riforma fiscale che favorisca il lavoro e le famiglie, sia una responsabilizzazione delle amministrazioni regionali, sarebbero meno ardui in un clima economico più favorevole. Non sarebbe solo il governo a guadagnarci in termini di consenso, se il ruolo critico e costruttivo delle opposizioni trovasse il modo per far valere il proprio apporto riformista e la maggioranza lo riconoscesse senza anguste avarizie. Sembra un sogno di mezza estate, ma è proprio la stagione che sta arrivando.