Perché la Corte non poteva dare risposta più coraggiosa

La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi con cui si sollevavano questioni di legittimità costituzionale su diversi articoli del codice civile che non consentono matrimoni tra persone dello stesso sesso. La Consulta ha dichiarato inammissibili i ricorsi in relazione agli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 117 primo comma (ordinamento comunitario e obblighi internazionali). I ricorsi sono stati invece dichiarati infondati in relazione agli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 29 (diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Leggi l'editoriale del 23 marzo Il matrimonio gay non è uguaglianza
14 APR 10
Ultimo aggiornamento: 07:47 | 6 AGO 20
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La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi con cui si sollevavano questioni di legittimità costituzionale su diversi articoli del codice civile che non consentono matrimoni tra persone dello stesso sesso. La Consulta ha dichiarato inammissibili i ricorsi in relazione agli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 117 primo comma (ordinamento comunitario e obblighi internazionali). I ricorsi sono stati invece dichiarati infondati in relazione agli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 29 (diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio). Le motivazioni della decisione si conosceranno nei prossimi giorni e saranno scritte dal giudice costituzionale Alessandro Criscuolo. Con le pronunce odierne di inammissibilità e infondatezza delle questioni, i giudici costituzionali hanno ritenuto che la trattazione della materia spetta soltanto al legislatore.

A sollevare il caso davanti alla Consulta erano stati
il tribunale di Venezia e la Corte d'appello di Trento nell'ambito di distinte cause intraprese da tre coppie omosessuali contro il rifiuto loro opposto dall'ufficiale di Stato civile dei comuni di residenza di fare le pubblicazioni matrimoniali da loro richieste. La Corte aveva iniziato ad esaminare il caso nell'udienza pubblica del 23 marzo scorso, ma aveva rinviato la decisione a dopo le festività pasquali.
Leggi l'editoriale del 23 marzo Il matrimonio gay non è uguaglianza