Domani c’è il confronto tra il Presidente Toyoda e il Congresso americano
Toyota di lotta e di governo
Fino a 24 ore fa, l'audizione di domani del presidente della Toyota di fronte ai congressmen americani si annunciava come un appuntamento da non perdere. Ora però, visti i documenti interni della Casa giapponese resi pubblici per l’occasione dal Congresso, il confronto diretto tra il maggiore produttore di automobili del pianeta e i parlamentari della democrazia più potente del globo promette scintille.

Il presidente e amministratore delegato Akio, sin da subito, non ha brillato per tempestività di reazione, hanno notato gli osservatori. La prima apparizione in pubblico c’è stata soltanto due settimane dopo, il 5 febbraio, con annessa polemica sull’inchino a reti unificate, che secondo gli esperti di bon ton orientale era più simile a un semplice saluto che a un vero e proprio gesto di scuse. E che le risposte date ai reporter siano state evasive sembra averlo capito lo stesso Akio, che si è detto consapevole delle “critiche ricevute per non essersi presentato in pubblico prima” e, scommettendo sulla sua capacità di “kaizen” (miglioramento), ha chiesto: “Giudicatemi sulla base delle decisioni che prenderò d’ora in avanti”. Poi però sono venuti pure i tentennamenti sull’opportunità di una sua presenza a Washington.
Una commissione del Congresso ha deciso infatti che mercoledì mattina occorrerà sentire il rampollo dei Toyoda sul seguente tema: “I pedali dell’acceleratore di Toyota: il pubblico è a rischio?”. Il titolo dell’incontro non sarà sexy, ma intanto nei mercati – anche finanziari – cresce l’attesa. In molti si chiedono se la “qualità totale” di Toyota sarà in grado di riprendersi dal colpo subìto; certo che con consumatori, giornalisti e parlamentari scatenati a scavare nel passato della Casa giapponese, non sarà una passeggiata. Ieri, per esempio, sono emerse quelle che alcuni reputano essere le prove di un tentativo di Toyota di minimizzare problemi tecnici già emersi negli anni passati. In particolare, da un memo interno alla società acquisito dal Congresso, risulta che gli uffici di Washington di Toyota si sarebbero recentemente felicitati per aver risparmiato oltre 100 milioni di dollari nel 2007. Allora i giapponesi sarebbero infatti riusciti a convincere i regolatori americani a chiudere un’indagine su un problema di accelerazione dei modelli Camry e Lexus ES 350, spostando l’attenzione sulla semplice sostituzione di un tappetino.
“Toyota di governo”, dunque, almeno nel 2007. Perché invece con l’elezione di Barack Obama la musica cambia, stando alla lettura di alcune slide a circolazione interna redatte dagli uffici del gruppo e rese pubbliche ieri dalla rivista on line “The Politico”. Nel documento, che verosimilmente è stato utilizzato come briefing dai lobbisti della società presenti a Washington, sono contenuti giudizi tranchant sul nuovo corso democratico. Tra “le sfide per Toyota” è annoverato infatti “l’ambiente politico in trasformazione”, caratterizzato da “un’Amministrazione e da un Congresso interventisti”, autori di “un numero crescente di leggi e regolamentazioni”. Come se non bastasse, nello stesso rapporto non si manca di far notare “un atteggiamento non favorevole all’industria” da parte dell’agenzia per la Sicurezza stradale (Nhtsa) e “il sostegno massiccio del governo per i produttori di auto di Detroit”. Tutti concorrenti di Toyota, ovviamente. Compresa la Chrysler dell’ad Sergio Marchionne che, in un’intervista rilasciata nel fine settimana al Financial Times, utilizzava invece toni più accondiscendenti nei confronti dei democratici.
Le critiche di Toyota all’Amministrazione Obama potranno far piacere a qualcuno dei politici americani, ma certo non renderanno più facile l’audizione di domani. Tanto che Akio Toyoda, secondo alcune indiscrezioni, da giorni starebbe conducendole prove generali, con figuranti assunti per simulare il fuoco incrociato di domande che con molta probabilità arriverà dagli scranni parlamentari. Toyoda prepara le possibili risposte, ma ancora non ha nemmeno deciso se pronunciarle in giapponese o nel suo inglese incerto.