Il fascino del viola

Può darsi che sia ingenuità la mia, quella di considerare in buona fede ipiddiessini che, dalla scomparsa del glorioso PCI, ondeggiano fra il dire eil fare e stanno sempre lì, peggio di prima. C’è Bersani, il nuovo commodoro insediato al “Loft”, che sembrasaperla lunga sulle manovre che un partitone (grosso partito) di sinistradeve compiere per abbordare la realtà socio-politica con speranze diattraccare alla fiancata.Già con il “No B-Day” ha negato lo sbarco dei suoi sotto le insegnedel partito e ha solo tollerato la libera uscita della Rosy Bindi che nonvedeva l’ora di fargliela pagare a quel cafone del Cavaliere che la derisecome donna piuttosto bella più che intelligente. Il piacere di gridare almafioso che occupa Palazzo Chigi: “DI MIS SIO NI !” non se lo sarebbeperduto nemmeno per tutto l’oro del mondo. La folla le faceva coro e la intelligentissima Rosy s’è sentitagratificata dall’incoraggiamento solidale del suo popolo di sinistra checon lei intimava al Cavaliere le dimissioni. Non importa se poi i valoriraccolti son tutti rastrellati dal croupier Di Pietro che fa incetta difiches per le giocate che al casinò di Montecitorio saranno sul banco dellaroulette votatoria. Un gioco di colori: dal viola della piazza, al displayluminoso del Parlamento.