Ecco che cosa dirà oggi Scajola a Marchionne

“Una partita che inizia domani e finirà solo a fine dicembre”. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, sa che a Sergio Marchionne piace giocare a carte e quindi parla di “partita”. Resta il fatto che l’incontro di oggi tra Scajola e Marchionne è considerato da entrambi solo il preliminare di una trattativa che avrà due poste in palio: il futuro dello stabilimento di Termini Imerese e il rinnovo degli incentivi per la rottamazione. Leggi il post di 2+2
1 DIC 09
Ultimo aggiornamento: 23:04 | 11 AGO 20
Immagine di Ecco che cosa dirà oggi Scajola a Marchionne
Quest’anno sui circa due miliardi stanziati a febbraio per auto, moto, elettrodomestici e mobili, all’auto ne sono andati poco più della metà e la Fiat ne ha beneficiato, con il 30 per cento del mercato, per circa 400 milioni. Quasi il doppio è andato ai costruttori stranieri. “La proroga dovrà però essere concordata in sede Ue e rimodulata nei tempi e nei modi”, aggiungono gli uomini di Scajola. Tradotto: l’intervento d’urto del 2009 – con 1.500 di bonus rottamazione e altri 1.500 cumulabili se si acquista un’auto a metano o idrogeno – dovrà progressivamente ridursi e privilegiare l’acquisto di macchine non inquinanti. E qui si apre una parentesi sulle auto elettriche: in quanto a emissioni zero hanno beneficiato del doppio incentivo; il provvedimento punta però a trasformare i bonus in sussidi alla ricerca (compresa la rete di ricarica), sulla scia di quanto si fa in Gran Bretagna e Germania. Poiché per la riconversione di Termini si è anche affacciato lo studio di energie alternative, ecco il fronte sindacale e politico entrare in agitazione.
Il responsabile economico del Pd, Franco Piro, accusa l’esecutivo di “costringere la Fiat a spostare il settore negli Stati Uniti”, e chiede che si finanzi la produzione di motori elettrici a Termini Imerese. Tuttavia ciò che per ora manca è l’oggetto del contendere: nel 2009 si sono vendute poco più di cento auto elettriche, tutte incentivate. Mentre la Fiat non ha nella gamma neppure un modello, come la gran parte delle Case. “Ma se questo è il problema – dicono al ministero – siamo più che disponibili”. Ieri ai sindacati, secondo la ricostruzione del Foglio, Scajola ha spiegato su che cosa intende puntare nell’incontro di oggi con i vertici del Lingotto: “In Italia c’è un deficit di produzione, la stessa Fiat produce 650 mila auto, meno delle 800 mila che vende da noi”. E considerando che le sue sono le uniche fabbriche, la quota di produzione è attorno al 60 per cento, mentre la Germania produce il 179 per cento, esportando il resto, la Spagna il 166 per cento, la Francia il 105. In valori assoluti le case tedesche hanno prodotto nei loro confini oltre cinque milioni di veicoli, quelle francesi oltre 4 milioni. Non solo. Da una tabella che circola al ministero emerge che la Fiat, rispetto a Bmw, Daimler, Psa, Vw e Renault, ha la percentuale più bassa di dipendenti nazionali rispetto al totale del gruppo: 43,4 per cento; la Bmw è al 74.
Marchionne, però, spiattella un importo inequivocabile: nello stabilimento siciliano produrre un’auto costa mille euro in più. E tuttavia il supermanager del Lingotto qualche capriola dovrà pur spiegarla, dicono al Foglio ambienti governativi. Il 18 giugno a Palazzo Chigi aveva annunciato la cessazione della produzione di auto in Sicilia, “destinando l’impianto ad altre attività per le quali sarà necessario rivedere l’accordo di programma”. Una settimana dopo, al consiglio per le relazioni Italia-Usa a Venezia, diceva: “Termini Imerese non ha ragione di esistere”. Il 13 novembre ha presentato ai sindacati un piano per aumentare la produzione nazionale del 40 per cento; ma zero impegni su Termini, mentre Pomigliano d’Arco perderebbe le Alfa in cambio delle Panda. Per convincere Marchionne, Scajola conta su 400 milioni per Termini Imerese (300 dalla regione Sicilia). La parola alla Fiat.