Due buone notizie per Obama
Dopo tante delusioni di politica estera, compreso l’imbarazzante stallo delle trattative sul nucleare iraniano a Ginevra, Barack Obama ieri s’è consolato con due buone notizie. La prima è l’accettazione da parte del presidente afghano Hamid Karzai del ballottaggio presidenziale, a causa di evidenti e verificati brogli elettorali. Le pressioni di Obama su Kabul affinché accettasse il ballottaggio sono una buona notizia non solo per il futuro democratico dell’Afghanistan, ma anche per la febbrile attualità di Washington.

Obama non ha ancora deciso se e come cambiare la sua strategia politico-militare sull’Afghanistan, cioè se affidarsi alla dispendiosa dottrina di “counterinsurgency” elaborata dal generale McChrystal, e sostenuta da David Petraeus, oppure se tirare i remi in barca e limitarsi a mirate azioni speciali antiterrorismo, contro al Qaida e non più contro i talebani, come gli suggerisce il suo vicepresidente Biden. Il ballottaggio del 7 novembre consente a Obama di prendere tempo e di lavorare a un grande accordo di unità nazionale tra Karzai e il suo sfidante Abdullah Abdullah che possa rivitalizzare le sorti del debole stato afghano nella lotta contro i talebani. Anche la strategia di McChrystal giudica fondamentale per il successo americano la presenza di un credibile governo centrale a Kabul e, nei giorni scorsi, gli obamiani non hanno fatto altro che ripetere la stessa cosa: non ha senso elaborare una nuova strategia se non possiamo contare su un partner all’altezza.
Il secondo successo di Obama è l’incontro alla Casa Bianca con il primo ministro iracheno, Nouri al Maliki. I due leader hanno discusso, come ha detto Obama, dei “continui progressi che l’Iraq sta facendo”. Il presidente americano ha confermato una cosa che i più sciocchi critici di George W. Bush non hanno mai voluto vedere e cioè che a Baghdad si nota “un consolidamento dell’impegno politico democratico”. L’impegno dell’Amministrazione per giungere a un Iraq democratico, sicuro e dove le famiglie possano vivere normalmente, i bambini essere istruiti e la gente possa condurre affari, ha detto Obama, sarà pieno, anche perché “siamo tutti fiduciosi” che si un obiettivo “raggiungibile”. Obama ha confermato il calendario di ritiro graduale e parziale delle truppe, così come stabilito dall’accordo tra Baghdad e Bush, e ha sottolineato come con Maliki non abbia parlato soltanto di questioni militari, ma anche di economia, di rapporti commerciali e di investimenti: “E’ la cosa meravigliosa di questo incontro”.