Trasversali e online
Chi è il capo dei pirati che hanno sconvolto la Svezia
Imprevedibile, Rick Falkvinge, lo era sin da adolescente. Quando a 16 anni iniziò a marinare la scuola, la giustificazione presentata era di quelle da stupire anche i docenti più navigati: Rick saltava le lezioni per seguire la sua prima attività imprenditoriale, avviata nel settore informatico. Imprevedibile, dicevamo.

Tre anni fa Rick lascia il suo posto di dirigente dell’Ibm e fonda il Piratpartiet, il Partito dei Pirati svedese che lo scorso giugno, alle elezioni europee, ha sconvolto i piani di politologi e bookmakers del vecchio Continente, raccogliendo i consensi di oltre il 7 per cento degli elettori scandinavi. “Siamo il movimento dei diritti civili della prossima generazione”, racconta Rick al Foglio, che lo ha incontrato su un treno diretto a Salerno, dove ha partecipato al congresso fondativo di Agorà Digitale, associazione radicale per la tutela delle libertà nel mondo della Rete. “Sarò qui solo per poche ore, ma ritengo sia fondamentale diffondere il nostro messaggio anche al di fuori della Svezia”, spiega.
Rispetto del diritto alla privacy e riforma del copyright, questi i due assi cartesiani tra i quali si muove l’iniziativa politica dei Pirati. “Non prendiamo posizione su nessun altro tema. Siamo e vogliamo restare trasversali: ciò ci consente di non disperdere consensi lungo il cleavage destra-sinistra e quindi ci dà una maggiore forza contrattuale sui nostri temi”. I reporter svedesi non smettono di cercarlo nemmeno nel fine settimana: a un anno esatto dalle elezioni nazionali, vogliono capire dove andrà una fetta significativa dell’elettorato. “Dopo il voto ci accorderemo con chi sceglierà di appoggiare il numero maggiore di nostre battaglie”, taglia corto l’esponente politico. Che poi inizia a snocciolare una serie di proposte di riforma tutte riconducibili ad un’unica strategia: “Chiediamo che le stessi leggi del mondo reale, valgano anche per il mondo online”.
Si prenda il segreto postale: se nessuno ha il diritto di leggere la corrispondenza tra cittadini, lo stesso deve valere per le e-mail, “anche qualora il mittente decidesse di copiare stralci di un libro e inviarli”, precisa Rick. Il che comporterebbe automaticamente la legalizzazione del file-sharing. Ancora, è il caso del diritto all’anonimato: “Un principio fondamentale dei nostri sistemi democratici – lo definiscono i Pirati – perché spesso alcune idee possono trovare cittadinanza solo se l’autore è certo di non essere immediatamente identificato”. Detto in altri termini: occorre per esempio limitare al massimo la detenzione di dati sensibili, come quelli sul traffico telefonico e e-mail. Vedi anche il capitolo “immunità del messaggero”: “Sin dall’epoca dell’Impero romano, l’immunità degli ambasciatori è assoluta. L’unico responsabile dei contenuti è l’autore degli stessi”. Impossibile, dunque, chiedere agli internet provider di controllare i flussi di informazioni che li attraversano. Rick parla per farsi capire al di fuori della ristretta cerchia dei “nerd” informatici, anche in materia di copyright: “Esso non è identificabile con il diritto di proprietà, come alcune lobby vogliono far credere. Piuttosto si traduce spesso in una limitazione di quello stesso diritto”. Un esempio? Se compro una sedia, posso smontarla, ricostruirla, farne una copia, metterla a disposizione dei vicini. Acquistando un CD del mio gruppo preferito, nulla di tutto ciò è possibile.
“Nel 2005, in occasione della discussione parlamentare di una contestatissima legge sulle intercettazioni, e poi nel 2006, con la chiusura del sito di filesharing ‘Pirate Bay’ – ricorda Rick – sentivo sempre più persone discutere di questi temi. Sui siti Web, sui forum online, ma anche a tavola e in ufficio. Eppure non c’era un politico che si esprimesse in proposito. Ho capito che l’unico modo per spingerli a farlo era mettere in pericolo il loro seggio”.
All’inizio non è stato facile far arrivare il messaggio all’opinione pubblica: “I vecchi media – come li chiamano i Pirati – hanno iniziato a parlare di noi soltanto a un mese dalla consultazione elettorale, quando il primo sondaggio ufficiale ci ha attribuito il 5,1 per cento dei consensi. Ma a quel punto noi avevamo già raggiunto il nostro obiettivo”. Come? Utilizzando la velocità della comunicazione, innanzitutto. Ovvero scrivendo decine di articoli al giorno, intervenendo sui forum, animando alcuni blog che presto sono divenuti i più influenti del paese grazie alla mole di dati e documenti originali messi a disposizione dei lettori.
All’inizio non è stato facile far arrivare il messaggio all’opinione pubblica: “I vecchi media – come li chiamano i Pirati – hanno iniziato a parlare di noi soltanto a un mese dalla consultazione elettorale, quando il primo sondaggio ufficiale ci ha attribuito il 5,1 per cento dei consensi. Ma a quel punto noi avevamo già raggiunto il nostro obiettivo”. Come? Utilizzando la velocità della comunicazione, innanzitutto. Ovvero scrivendo decine di articoli al giorno, intervenendo sui forum, animando alcuni blog che presto sono divenuti i più influenti del paese grazie alla mole di dati e documenti originali messi a disposizione dei lettori.
Non solo: i pirati hanno rivoluzionato profondamente la classica forma partito e le sue strutture elefantiache: “Per le ultime elezioni europee gli altri partiti svedesi presenti in Parlamento hanno speso in tutto 6 milioni di euro. Noi soltanto 50mila”, rivendica Falkvinge. Con nessun accesso al finanziamento pubblico, nessuna sede fisica in cui incontrarsi, il metodo è quello di diffondere il più possibile i costi dell’attività politica. Un esempio: invece di spedire lettere a tutte le famiglie del paese, i Pirati hanno inviato una e-mail ai loro 17.000 attivisti, con le istruzioni per stampare e diffondere una lettera allegata in formato elettronico. Le riunioni si tengono online, i direttivi settimanali nei caffé di Stoccolma, i server utilizzati sono accatastati in un garage. Eppure Rick pensa in grande: “Servirebbe che in almeno altri due Paesi ci fossero risultati come il nostro, e allora qualcosa – anche a livello europeo – inizierebbe a cambiare”. I prossimi a misurarsi in una competizione elettorale saranno, a fine mese, i Pirati tedeschi. Secondo alcuni sondaggi, sono di gran lunga il movimento più gradito tra la popolazione studentesca. “Anche noi abbiamo iniziato così”, sorride Rick. E per qualcuno suona come un avvertimento.