La felicità/2

19 AGO 09
Ultimo aggiornamento: 13:27 | 17 AGO 20
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Mi riferisco all’intervento della signora Imma. 1)Poeti e neuro scienziati sono d’accordo sul fatto che non esiste un séarchetipico, dunque accettarsi come si è non vuol dire nulla;2)L’uomo è una realtà complessa in continua espansione, per cui laprima cosa da fare è scoprire i numerosi io che sono dentro di noi (ioanche nemici): vedi le riflessioni di Nietzsche e di tutta la letteraturamoderna importante (da Rimbaud a Svevo);3)Non felicità, ma precondizione della felicità è proprio l’opposto diciò che propone la signora Imma, che esprime bene il pensare comune deiluoghi comuni, e cioè il non accettare quello che crediamo essere noistessi (ciò di cui abbiamo coscienza);4)Capisco bene ciò che vuol dire la signora quando parla della facilità,e felicità, del credente. La storia ce lo insegna, nelle piccole come nellegrandi cose. Avere certezze è, tautologicamente, essere sicuri: purtroppol’uomo moderno non le ha più queste certezze (ricordate Montale:ah!l’uomo che se ne va sicuro….) purtroppo non è che appiccicando duesantini, tre comandamenti, uno slogan quelle certezze perdute per semprerivivono dentro di noi. E’ come per Babbo Natale.Le certezze della fede (i lanternoni di Pirandello) sono alla base delletragedie recenti: comunismo e nazismo in prima persona e poi ilfondamentalismo islamico. Le certezze della signora spero non siano queilanternoni, ma siano i lanternini (sempre di Pirandello), ma allora hannouno status ben più modesto e valgono come tutti gli altri lanternini: ilsurf, Mourinho, il cibo,i viaggi, l’origami.5)Felicità oggi presuppone questo scavo, questo smascheramento, questodenudarsi e invece di cercare un io che non esiste, costruirlo chiedendosiquale sia il senso della vita. Interrogarsi. Continuamente. Ma qui devofermarmi per mancanza di spazio.