Fini dica qualcosa sulla Ru486

L’introduzione in Italia della pillola abortiva, decisa da una commissione di tecnici sulla base, tra l’altro, dell’assunto infondato che si tratti di un farmaco, ha aperto una discussione nella quale troppe voci sono ancora assenti. In particolare sarebbe interessante sapere che opinione hanno gli ambienti culturali vicini al presidente della Camera. Leggi l'intervento di Dorina Bianchi, senatrice del Pd - Leggi l'intervento di Massimo Polledri, deputato della Lega nord
4 AGO 09
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 20 AGO 20
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L’interrogativo che la pillola abortiva pone alle coscienze non è una questione giuridica o legislativa, è una questione culturale e morale. La laicità, nuova o vecchia che sia, nasce da una considerazione altissima della responsabilità della persona, dalla quale sorge la sua libertà. Di questo rapporto inscindibile tra responsabilità e libertà Fini è stato sempre un fermo assertore. La liberalizzazione deresponsabilizzante dell’aborto, consentita e promossa dalla pillola abortiva, che supera e tradisce le precauzioni previste dalla legge 194, sembra andare in una direzione opposta. Naturalmente va rispettato il silenzio di Fini sull’argomento, se è il segno di una riflessione difficile che alla fine troverà una sintesi, meno se corrisponde soltanto all’imbarazzo di chi non vuole spiacere a nessuno. Su materie di questo genere, sulle quali si fonda il giudizio sulla capacità di sintesi e di coerenza culturale e ideale, chi aspira ad assumere una leadership non episodica difficilmente può restare indifferente.