Meno male che il Guardian c’è, sennò chi ce la spiega la dittatura italiana?

Meno male che c’è il Guardian a difendere l’Italia dagli attacchi di Berlusconi. Da quando vivo in Inghilterra lo leggo tutti i giorni e così ho potuto farmi un’idea del mio paese natale più precisa di quando ancora vivevo lì. Ho potuto apprendere che Berlusconi avrebbe paragonato i terremotati de L’Aquila a campeggiatori di passaggio e che Berlusconi avrebbe rimediato una figuraccia di fronte alla massima autorità morale dell’universo, Bob Geldof.
7 LUG 09
Ultimo aggiornamento: 13:50 | 22 AGO 20
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La storia dei morti che abbandonano le tombe non può convincere un quotidiano sagace come il Guardian. Fiona Winward da Roma (16 giugno 2009) inchioda la giunta mortuaria con inquietanti interrogativi: “Alcuni dei mausolei sembrano essere stati costruiti di recente, e ciò conduce a una domanda necessaria per quanto indelicata: dove si trovano adesso quelli che li occupavano in precedenza?”. In questo caso non s’è trattato solo dell’unica notizia del giorno dall’Italia, ma anche dell’unica altra di tutta la settimana insieme a quella di Napoli. In compenso a tutt’oggi la prima notizia sulla pagina web del Guardian dedicata all’Italia è un commovente resoconto della “lenta morte di Venezia”, risalente al primo marzo. E’ per notizie come queste, o come quella di ieri sul G8, che leggo il Guardian tutti i santi giorni. Nonché per poter leggere i commenti sulla politica italiana dei più autorevoli e indipendenti osservatori internazionali. Ad esempio il 21 giugno 2009 trovo sull’Observer, il Guardian della domenica: “Si riteneva un novello Cesare: ora il suo declino è epico” – editoriale di Ezio Mauro che rivendica orgogliosamente il ruolo del suo Italian newspaper: “As far as la Repubblica is concerned, continueremo a fare il nostro lavoro come se fossimo in un paese normale”.
Oppure, sul Guardian del 10 aprile 2009: “Silvio Berlusconi è libero di fare gaffe davanti alla servile stampa italiana” – editoriale di Tana de Zulueta nel quale si rivelano cose inaudite: che Berlusconi detiene il monopolio dell’informazione italiana! Che metà dei giornalisti lavora per lui e l’altra metà sa che per lui potrebbe lavorare un giorno! Che qualsiasi scempiaggine Berlusconi dica viene non solo censurata dai compiacenti scribacchini ma automaticamente trasformata in intuizione geniale! Voi però siete in Italia e non avreste potuto saperlo se non ci fosse stato il Guardian, il cui sito un paio di giorni dopo ha avuto la bella pensata di ripubblicare tradotto il pezzo zuluetesco per consentire ai navigatori italiani di leggerlo – poiché è noto che il governo Berlusconi ha proibito di sapere l’inglese – e di scuotersi dal giogo. Io invece sono in Inghilterra e posso leggere tutti gli editoriali di Ezio Mauro che voglio.
Ora, non ditelo a Tana de Zulueta ma leggo il Guardian anche per Alexander Chancellor, brillante corsivista la cui foto dimostra l’urgente bisogno di un consulente nella scelta dei pullover. Questi, nel suo editoriale del 5 giugno 2009 intitolato “In questi tempi difficili cerchiamo consolazioni affidabili: tradizione, qualità e una scodella di spaghetti”, s’è talmente lasciato prendere da scrivere non solo che “se sei italiano e al ristorante ordini spaghetti all’amatriciana o melanzane alla parmigiana speri che siano indistinguibili da come li faceva tua nonna” ma anche, piuttosto sorprendentemente nella stessa pagina, che in Italia “l’opposizione di centrosinistra è unimpressive – insignificante – e manca di un leader plausibile”. Io vivo in Inghilterra e non so se questa considerazione sia stata ripresa dalla stampa italiana. Forse è rimasta impigliata per errore nelle mortali spire della censura in entrata.