L'amore bizzarro e vegano di Mj per Las Vegas

Era fatale che Michael Jackson, di professione fantasista, avesse fatto di Las Vegas una delle sue tappe ricorrenti e predilette. Una sorta di Neverland Valley Ranch da trasferta. Una seconda casa, tollerante del suo teatro e dei suoi costumi urbani di pigiami e cerotti. Leggi: Il ragazzo che voleva essere Liz Taylor e ballava con gli zombie
27 GIU 09
Ultimo aggiornamento: 17:09 | 6 AGO 20
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Era fatale che Michael Jackson, di professione fantasista, avesse fatto di Las Vegas una delle sue tappe ricorrenti e predilette. Una sorta di Neverland Valley Ranch da trasferta. Una seconda casa, tollerante del suo teatro e dei suoi costumi urbani di pigiami e cerotti.. E mentre il mutuo di Neverland, la sua base californiana di Figueroa Mountain road gonfia di lama e giostre, finiva nelle gelide mani della finanziaria Colony Capital (causa anemia pecuniaria di Jackson) lui trovava spesso asilo nel villone del Principe Jefri Bolkiah del Brunei, fratello minore del sultano Hassanal Bolkiah. Una proprieta’da 60 milioni di dollari su 16 acri di terreno, con una residenza primaria da oltre 3000 metri quadri e 5 guesthouse, per un conteggio totale di 92 stanze, tra cui 29 stanze da letto e 42 bagni (e le cui tasse di proprietà nel 2007 erano in eccesso di 478mila dollari annui).
Dopo un soggiorno di mesi Jackson aveva continuato il peregrinare vegano, che ha incluso anche un soggiorno all’hotel Mirage, una casa da mere 10 stanze lungo Sahara avenue. Ed infine l’ultima, bizzarra, location: una villa a poche centinaia di metri dalla scuola elementare Wasden, che aveva dovuto prontamente lasciare, a furor di madri. A Las Vegas, dove ha una casa la sorella LaToya, vivono il padre Joe Jackson e Majestik Magnificent, suo mago personale per oltre 22 anni. E nel 2003 Las Vegas si era prestata a fare da sfondo (pare fittizzio) per lo stravagante shopping da 6 milioni di dollari in un pomeriggio. Filmato in ogni smodato dettaglio dalla telecamere di Martin Bashir, reuccio delle interviste choc. E teso a dimostrare che le casse di Jackson erano ancora floride.
Di recente MJ si era presentato in città con la sua truppa di 3 figli e bocca e naso stravolti da cerotti, alla libreria Barnes & Noble, dove aveva stazionato a lungo davanti alla sezione Shakespeare. A Las Vegas amava anche fare anonime puntate da Denny & Lee Magic Studio, negozio di magia. E paradossalmente, proprio nella patria del mutante e del teatrale, casa di 6 Cirque du Soleil (7 con il prossimo a base Elvis) MJ aveva finalmente rivelato le facce dei 3 figli Paris, Prince e Blanket, all’uscita dallo show del ventriloquo Ronn Lucas, nell’hotel piramidale Luxor. Forse convinto che il resto dell’assurdo panorama locale rendesse come per incanto mimetica anche la sua atipica tribù.
E a Las Vegas si era precipitato (smobbando Neverland) il 20 Novembre 2003 subito dopo aver pagato la cauzione da 3 milioni di dollari, relativa all’arresto per accuse di sospetta pedofilia (da cui venne in seguito prosciolto) rinchiudendosi al Green Valley Ranch, hotel locale defilato dalla Strip. Ed ora LV, si è trovata, a poche ore dalla morte, a gestire 21 artefatti di Jackson e Jackson 5 ad un’asta (già prevista da tempo) andata in scena all’hotel Planet Hollywood a cura della Julien’s Auctions. I 21 lotti sono andati per complessivi 184mila dollari. Una camicia di Bill Whitten in cristalli Swarovski e spandex, ad esempio, indossata da MJ durante il Victory Tour del 1984 e stimata tra i 1000 ed i 1500 dollari è stata venduta per 42mila. E sono molti anche i progetti echeggiati negli anni e mai usciti sulla ruota MJ-LV. Prima si parlò di uno show sulla Strip con tanto di robot da 15 metri disegnato da Andrè Van Pier, che avrebbe dovuto, nelle migliori delle intenzioni, accogliere le folle già dal deserto in dirittura di Las Vegas. Poi ci fu lo scenario “Elvis”, visto che Colony Capital, la società che gli era venuta incontro acquistando il mutuo di Neverland era anche proprietaria del Las Vegas Hilton, seconda casa dell’atrettanto leggendario Presley.
Poi c’era stata l’opzione Wynn (smentita però dallo stesso Steve Wynn) che voleva Jackson a Las Vegas con presenze semi-fisse come Cher, Bette Midler e Celine Dion. Uno scenario che aveva preso piede dopo l’incontro ai vertici (al ristorante cinese Wing-Lei dell‘hotel Wynn) con il coreografo-regista Kenny Ortega e con Simon Fuller, mega-agente e chiave del contratto da 250 milioni di dollari di David Beckham con i Los Angeles Galaxy. Ultimo sussurro in ordine di tempo, proprio in dirittura di decesso: un hotel-casinò a tema. Il tema? il video di “Thriller”. E c’è chi ora trova che il tributo sia ”dovuto”.
E l’intimità ultratrentennale di Jackson con Las Vegas potrebbe rivelare anche un’ultimo colpo di reni: dei brani inediti che MJ aveva registrato a “Studio at The Palms”, nell’omonimo hotel . Almeno cosi si augura l’umanità, che cresce di ora in ora, davanti alla statua di cera di Jackson a cura di Madame Tussaud’s (filiale vegana dell’hotel The Venetian), appena lisciata e spostata en plein air per l’occasione.