Non avrei voluto criticare Obama ma per questa volta farò un'eccezione
Aveva detto che non l’avrebbe fatto e alla fine l’ha fatto. Dopo essersi fatto i propri per qualche mese, l’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha pubblicamente criticato il suo popolare successore, Barack Obama, e ha difeso davanti al mondo l’Amministrazione repubblicana, tacciata dai malmostosi di essere stata poco meglio di una Corea del nord qualsiasi. A intervalli regolari l’ex inquilino della Casa Bianca ripeteva la classica formula che precede una smentita: “Non voglio criticare il mio successore…”, e a quel punto scioglieva la muta di cani.

Aveva detto che non l’avrebbe fatto e alla fine l’ha fatto. Dopo essersi fatto i propri per qualche mese, l’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha pubblicamente criticato il suo popolare successore, Barack Obama, e ha difeso davanti al mondo l’Amministrazione repubblicana, tacciata dai malmostosi di essere stata poco meglio di una Corea del nord qualsiasi.
Ieri sera Bush ha tenuto un discorso nella cittadina di Erie, in Pennsylvania, mostrandosi davanti alle telecamere con piglio deciso e parola facile. A intervalli regolari l’ex inquilino della Casa Bianca ripeteva la classica formula che precede una smentita: “Non voglio criticare il mio successore…”, e a quel punto scioglieva la muta di cani. Prima preda: l’invadenza dello stato nell’economia. “Il governo non crea benessere. Il ruolo principale del governo è quello di creare un ambiente in cui le persone possano assumersi il rischio di estendere la quantità di lavoro nel paese”, ha spiegato riferendosi alle attuali scelte del governo in materia economica.
Ieri sera Bush ha tenuto un discorso nella cittadina di Erie, in Pennsylvania, mostrandosi davanti alle telecamere con piglio deciso e parola facile. A intervalli regolari l’ex inquilino della Casa Bianca ripeteva la classica formula che precede una smentita: “Non voglio criticare il mio successore…”, e a quel punto scioglieva la muta di cani. Prima preda: l’invadenza dello stato nell’economia. “Il governo non crea benessere. Il ruolo principale del governo è quello di creare un ambiente in cui le persone possano assumersi il rischio di estendere la quantità di lavoro nel paese”, ha spiegato riferendosi alle attuali scelte del governo in materia economica.
Dopo un breve commento sulla delicata situazione in Iran – “non mi pare che le elezioni si siano svolte regolarmente” -, Bush è passato alla seconda preda, il tentativo obamiano di chiudere la prigione speciale di Guantanamo e la complicata issue del rimpatrio dei prigionieri: “Ci sono detenuti a Guantanamo che ucciderebbero cittadini americani fra un minuto e non credo che la persuasione possa funzionare. La rieducazione non farà cambiare idea ai terroristi”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Bush ha insistito sul ruolo dell’America come portatrice di libertà e democrazia nel mondo ed è passato con buona abilità dalla difesa all’attacco, senza incartarsi praticamente mai.
E nel contesto rilassato non sono mancate piccole turbolenze, quasi a simboleggiare il paradigma della sua figura. Fuori dalla sala si sono assiepati due gruppi di manifestanti, i primi agitavano cartelli con la scritta: “Arrestate Bush”; di fronte a loro stava un altro gruppo di manifestanti con cartelli apparentemente simili, ma su questi c’era scritto: “Grazie per avere salvato tutti quei bambini”.
E nel contesto rilassato non sono mancate piccole turbolenze, quasi a simboleggiare il paradigma della sua figura. Fuori dalla sala si sono assiepati due gruppi di manifestanti, i primi agitavano cartelli con la scritta: “Arrestate Bush”; di fronte a loro stava un altro gruppo di manifestanti con cartelli apparentemente simili, ma su questi c’era scritto: “Grazie per avere salvato tutti quei bambini”.