Come rispondere a Fini
L’accusa di tradimento galleggia nelle acque basse della politica ogniqualvolta non si trovino argomenti seri per contrastare o assorbire posizioni insidiose e in conflitto con quelle di una maggioranza. Invece mugugno e atteggiamenti ringhiosi sono altamente sconsigliabili, almeno nel caso “Fini contro tutti” che si è aperto nel Pdl e nella maggioranza di governo. Leggi Fini, che fare? Dubbi berlusconiani nel trattare un caso spinoso

Fini cerca da tempo un suo spazio dignitoso e fertile, che lo tolga dall’ombra di una figura carismatica e molto complicata da fiancheggiare, quella di Berlusconi. Cerca, com’è comprensibile, di cancellare e sradicare l’imprinting di una vecchia identità neofascista o postfascista, che ha avuto le sue glorie, i suoi anticonformismi, la sua cultura civile, la sua funzione, ma non si è mai proposta come cultura di governo di questa Repubblica costituzionale, dei suoi criteri fondativi. Il mestiere che attende Fini è quello: governo imparziale delle istituzioni parlamentari, operazioni di riforma costituzionale pensate trasversalmente con l’opposizione o comunque con un consenso assai più largo di quello di una maggioranza, costruzione di una convivenza civile capace di unire un paese diviso e ferito da mille problemi di sicurezza, di coesistenza etnica, di nuove relazioni inter-religiose.
Rispondere a Fini in modo intelligente vuol dire, e per adesso il solo Sandro Bondi sembra essersene accorto, prendere sul serio le sue idee, criticarle senza boria né spirito censorio, e far crescere quel che non c’è: un paradigma culturale e civile capace di riconoscersi nella versione liberaldemocratica tradizionale della nostra struttura di valori repubblicani, ma senza perdere la capacità critica, la libertà intellettuale e morale che così spesso in Italia si dissolve nell’onda conformista, nella corrente che tutto trascina ed eguaglia, in quello che gli anglosassoni chiamano il mainstream. Non è poi così difficile. Provateci.