Sostiene Boeri

Al direttore - Vi ringrazio per l’attenzione con cui seguite i miei scritti. In effetti, alimentare un sito come lavoce.info in cui per definizione scripta manent espone al rischio di venir – riletti magari a distanza di anni – colti in castagna. Non è il caso, comunque, dell’articolo di Francesco Cundari sul Foglio di mercoledì. Tito Boeri Leggi Processo ai liberisti - Leggi anche la replica di Alberto Alesina
24 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 20:57 | 23 AGO 20
Immagine di Sostiene Boeri
Al direttore - Vi ringrazio per l’attenzione con cui seguite i miei scritti. In effetti, alimentare un sito come lavoce.info in cui per definizione scripta manent espone al rischio di venir – riletti magari a distanza di anni – colti in castagna. Non è il caso, comunque, dell’articolo di Francesco Cundari sul Foglio di mercoledì. Ritengo e continuo a ritenere l’educazione finanziaria delle famiglie un potente antidoto contro la vendita di prodotti rischiosi a ignari risparmiatori. Questo non vuole certo dire che siano coloro che hanno acceso i mutui subprime i responsabili della crisi, ma solo che dobbiamo tutti imparare a difenderci perché, anche quando avessimo le migliori regolamentazioni (e i migliori regolatori) del mondo, ci sarà sempre un intermediario finanziario che cercherà di piazzarci i suoi prodotti, come hanno fatto per lunghi anni molte celebrate banche italiane. Insomma, fidarsi è bene, permettere ai risparmiatori di capire, almeno a grandi linee, cosa viene loro offerto è meglio. Ho, invece, pubblicamente riconosciuto di avere sottovalutato la crisi dei subprime quando questa si era manifestata nell’agosto 2007. I dati di cui disponevo allora mi facevano pensare che sarebbe stata una crisi relativamente limitata, a meno di un contagio di aspettative negative. Mi sbagliavo.
Al di là del mio caso specifico, che può essere di scarso interesse per i lettori, credo che se colpa c’è stata da parte degli economisti in questa crisi, questa sia stata soprattutto in un difetto di informazioni. Non erano abbastanza informati sulla dimensione acquisita dai mercati dei derivati e sull’entità dell’eccesso di indebitamento fuori bilancio delle banche statunitensi. Gli strumenti di analisi degli economisti, invece, si sono rivelati più che mai utili nel capire cosa è successo dopo e nel prevenire una degenerazione della crisi. Se questa volta dopo il 1929 non ci sarà un 1933 è proprio perché non si sono ripetuti gli errori di allora, come invocato a gran voce dagli economisti tutti, o quasi tutti. E il mestiere degli economisti non è certo quello di prevedere gli choc (non sono degli indovini), ma semmai di anticiparne le conseguenze, i loro meccanismi di propagazione. Delle presunte e vere responsabilità degli economisti discuteremo, comunque, con ben maggiore approfondimento al Festival dell’Economia di Trento. Sabato 30 maggio alle 12, in particolare, è in programma un “processo agli economisti”, cui invito voi tutti a partecipare.
Ciò che trovo, invece, fuorviante nell’articolo di Cundari è attribuire il potere di prevedere la crisi a chi denunciava i mali della globalizzazione o dell’eccessiva finanziarizzazione delle nostre economie. Rischiamo di dare troppi bollini di buon previsore in questo modo. Alla stessa stregua, anche gli intellettuali marxisti che inveivano contro il capitalismo negli anni Ottanta, avrebbero previsto la crisi. Non a caso, alcuni di loro, si sono fatti avanti chiedendo un lauto riconoscimento. No, per prevedere qualcosa bisogna capirne il meccanismo, saper spiegare dove sta il problema e come questo può degenerare. Per i politici, il test di previsione è molto semplice: basta vedere cosa hanno fatto in reazione alla crisi. Attribuire a Tremonti la capacità di prevedere la crisi equivale a dargli del cretino. Perché mai avrebbe tassato le banche e i petrolieri con le sue Robin Tax se sapeva che di lì a poche settimane, avrebbe dovuto intervenire a loro sostegno e il prezzo del petrolio sarebbe passato da 160 a 30 dollari al barile?
Tito Boeri