Colpo di scena a Repubblica, l’anti Cav. non è Fini ma Schifani

Aggressione e sponsorizzazione. Ricomincia la campagna di aggressione dei giornali. Tutti sono contro Berlusconi. E tutte le più importanti testate si mobilitano per cercare un nuovo leader da sponsorizzare. Ha cominciato da par suo “Chi”, il settimanale diretto da Alfonso Signorini, che ha già lanciato Franceschini nell’empireo del fotoromanzo ma sono i quotidiani, con Il Giornale che lancia Paolo Guzzanti, a dar la caccia al volto nuovo.
22 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 14:29 | 13 AGO 20
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Aggressione e sponsorizzazione. Ricomincia la campagna di aggressione dei giornali. Tutti sono contro Berlusconi. E tutte le più importanti testate si mobilitano per cercare un nuovo leader da sponsorizzare. Ha cominciato da par suo “Chi”, il settimanale diretto da Alfonso Signorini, che ha già lanciato Franceschini nell’empireo del fotoromanzo ma sono i quotidiani, con Il Giornale che lancia Paolo Guzzanti, a dar la caccia al volto nuovo.
Aggressione e sponsorizzazione. Tutti contro il Cav, tutti in cerca dell’anti-Silvio. Dopo aver azzoppato l’anatra del Cav. dalla lettura attenta del Corriere della Sera e, segnatamente, dalla decifrazione dei retroscena di Francesco Verderami, è già chiaro l’identikit del nuovo idolo su cui far puntare le giocate del Patto di Sindacato Rcs. E’ Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, l’asso nella manica dei poteri forti. Il ruolo di pensatore è, manco a dirlo, di Francesco Giavazzi, quello di king maker, però, è affidato a Gian Antonio Stella che ha già convinto Giulietto Chiesa a presentare una doppia candidatura. Ferma restante quella già esposta in Lettonia, una seconda al fianco di Emma. Pronto lo slogan del giornalista più amato dal Pcus: “Meno veline, più matrioske”.
Aggressione e sponsorizzazione. Immediata la risposta de “Il Sole 24 Ore”. Gianni & Riotto detto Johnny, strenuo difensore della democrazia e della legalità, dopo aver fatto autocritica per la pubblicazione di un sondaggio magnificante le sorti progressive del proletariato sempre più orientato a votare Berlusconi, ha dato mandato agli editorialisti di sostenere le ragioni di Paolo Bonaiuti i giorni pari, quelle di Andrea Ronchi i dispari.
Aggressione e sponsorizzazione. Colpo di scena a La Repubblica. Non è Gianfranco Fini l’uomo su cui punta Largo Fochetti. Anzi, la terza carica dello stato è oggetto di un’aggressione polemica violenta. “Ha violato le regole del gioco”. Questo il titolo di una nota di Massimo Giannini. “Il signor Fini cerca in tutti i modi di oscurare la luminosa figura di Renato Schifani. E’ la seconda carica dello stato il vero garante in queste giornate di travaglio spirituale. Altro che Fini. Mai una volta che Schifani abbia fatto mancare nel dibattito macchiato nel velinume, il suo autorevole giudizio, la sua serena disponibilità, la sua saggezza. La lungimiranza istituzionale di Schifani”, scrive Giannini, “ci ricorda il miglior Gaetano Gifuni, quel consigliere del Quirinale di cui lo stesso Gianni Letta ha detto ‘se ne sente molto la mancanza’”. Perfino Marco Travaglio, implacabile accusatore di Schifani nel passato, adesso fa autocritica: “Schifani non è quello che credevo che fosse. E’ quello che vorrei essere io. Vorrei proprio passare le vacanze estive con lui”.
Aggressione e sponsorizzazione. Tutti contro il Cav, tutti in cerca dell’anti Silvio. Non può mancare in questo elenco di autorevoli testate la Stampa di Torino che, a sorpresa, invece che lanciare Marchionne, un campione del fare, il salvatore della Gm, di Opel e pure della Suzuki (tanto in Giappone non possono smentire i comunicati Fiat, manco li leggono), invece che lanciare Marchionne – dicevamo – dopo aver aggredito l’indifeso Silvio Berlusconi (“Non ha risposto alla domanda: preferisce il gianduiotto o il bacio di dama?”), il giornale di Casa Agnelli lancia il delizioso rampollo Lapo Elkann. Pronto lo slogan: “La velina no! Non ci sarebbe altro?”.