L'asilo del diritto

La richiesta del rappresentante in Italia dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, che ha intimato al governo Berlusconi di riprendere dalla Libia gli immigrati che vi erano stati respinti, riapre la questione del diritto d’asilo e del diritto di ingresso sul territorio nazionale, che ovviamente non coincidono. Ma la responsabilità delle condizioni di chi richiede asilo non è di chi riceve la richiesta ma dei governi dei paesi di provenienza che non assicurano l’esercizio dei diritti umani fondamentali. Leggi Il governo ha tre ottime ragioni per respingere i clandestini
15 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 12:42 | 18 AGO 20
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L’idea che invece la responsabilità ricada su chi non accetta l’immigrazione clandestina indiscriminata è puramente suggestiva e infondata. L’Italia, come tutti gli altri paesi firmatari della convenzione di Ginevra sui rifugiati, ha l’obbligo di esaminare le richieste d’asilo, ma non ha affatto quello di ammettere chiunque sul proprio territorio per poi poter esaminare eventuali richieste. L’ostilità del commissario all’accertamento in Libia dei requisiti dimostra un’unilateralità che rasenta la faziosità, se non la cattiva fede. Il governo italiano ha il dovere di tutelare anche altri interessi, a cominciare da quello alla sicurezza dei suoi cittadini.
L’accordo con la Libia per i respingimenti era stato firmato dal governo guidato da Romano Prodi, che non ebbe la possibilità di renderlo efficace a causa di un contenzioso con il governo di Tripoli, contenzioso poi risolto da quello di Silvio Berlusconi. Questa è la dimostrazione più evidente che, al di là della propaganda, su questo punto c’è la più netta continuità nell’azione della diplomazia italiana, come ha indirettamente ricordato anche Piero Fassino, responsabile esteri del Pd. Ora si tratta soltanto di integrare negli accordi con la Libia la costituzione di centri nei quali sia possibile avanzare le richieste d’asilo e di trovare nell’ambito dell’Unione europea un’intesa sull’applicazione collettiva del diritto d’asilo. Se l’Onu volesse davvero tutelare i profughi, aiuterebbe questo processo, invece di dare ordini inapplicabili e ingiusti come le gride manzoniane.