Coraggio ministro
Rendere più efficiente la Pubblica amministrazione è un impegno che tutti i governi italiani hanno assunto da tempi immemorabili, e Renato Brunetta ha il merito di aver affrontato questo problema con decisione e concretezza. Molti all’inizio hanno considerato i suoi annunci garibaldini come improvvisazioni puramente propagandistiche, ma gli stessi hanno dovuto ricredersi quando i risultati, a cominciare dalla drastica riduzione dell’assenteismo, hanno iniziato a vedersi.

Rendere più efficiente la Pubblica amministrazione è un impegno che tutti i governi italiani hanno assunto da tempi immemorabili, e Renato Brunetta (ministro della Funzione pubblica) ha il merito indiscutibile di aver affrontato questo problema con decisione e concretezza. Molti all’inizio hanno considerato i suoi annunci garibaldini come improvvisazioni puramente propagandistiche, ma gli stessi hanno dovuto ricredersi quando i risultati, a cominciare dalla drastica riduzione dell’assenteismo, hanno iniziato a vedersi. Ora si tratta di rimodellare il sistema, al fine di rendere strutturale un sistema di controllo dell’efficienza e di riconoscimento del merito che dia sostanza all’astratto e finora quasi derisorio concetto di produttività della Pubblica amministrazione.
Se per staccare una crosta che sembrava paralizzante e inamovibile l’azione solitaria di un ministro era probabilmente indispensabile, ed è stata comunque provvidenziale, per costruire un nuovo modello di organizzazione che regga nel tempo serve anche la collaborazione dei lavoratori e dei sindacati, almeno di quelli non pregiudizialmente contrari per ragioni politiche come la Cgil, utile anche per neutralizzare le potentissime spinte conservatrici che vengono dallo spirito di auto conservazione delle innumerevoli nicchie di potere che costellano la burocrazia. La concertazione realizzata sul protocollo e sul contratto con i sindacati moderati è stato un passo importante in questa direzione – e ieri il ministro ha dato incoraggianti segnali di apertura: “Finora dalla Cgil ho ricevuto solo insulti. Sono pronto, da domani, a un confronto, purché sia senza insulti, perché è un grande sindacato”.
Le impazienze del ministro sul decreto attuativo che è stato da poco approvato dal Consiglio dei ministri, invece, suscitano resistenze e ostacoli anche in aree non pregiudizialmente ostili. Brunetta, forte della popolarità che si è conquistato, continua a porre ultimatum per imporre un ritmo sostenuto al processo riformatore, ma forse più che dei tempi, che naturalmente hanno la loro importanza, dovrebbe preoccuparsi di recuperare uno spazio di consenso interno al settore sufficiente a evitare quel muro di gomma di disapplicazioni e sabotaggi che hanno sempre bloccato anche altre lodevoli intenzioni innovative.