Parole senza confini
Dario Franceschini ha accusato il governo di voler reintrodurre dopo settant’anni le leggi razziali in Italia, in riferimento alle norme di contrasto all’immigrazione clandestina in discussione in questi giorni in Parlamento. Nel merito si tratta di un’evidente sciocchezza, che peraltro offende gli ebrei italiani, le vittime vere delle vere leggi razziali, i quali hanno espresso un’irritata protesta.

Sul piano strettamente politico, poi, la difficoltà a trovare un equilibrio tra fermezza e solidarietà umana, che anima anche la discussione interna al centrodestra, consiglierebbe a un’opposizione responsabile un’azione tesa a far prevalere le posizioni meno lontane dalle sue, invece di ricompattare la maggioranza con un attacco tanto frontale quanto immotivato. Più si riesce a depurare l’immigrazione di lavoro dalle pesanti infiltrazioni criminali più si può praticare una seria politica dell’accoglienza. Respingere i clandestini è una condizione per ampliare i necessari processi di integrazione (reciproca) tra comunità nazionale e immigrati regolari. Sono due facce della stessa medaglia, che, nonostante le esternazioni talora propagandistiche, sono ben presenti sia a Roberto Maroni sia a Gianfranco Fini. In questo bilanciamento di esigenze legittime l’opposizione democratica avrebbe, anche grazie all’esperienza concreta dei suoi amministratori, uno spazio reale per un apporto efficace. Spazio sprecato con inutili insulti.