Non è una questione privata

Veronica Berlusconi è un personaggio pubblico, che ha scelto di rilasciare pubbliche dichiarazioni a un’agenzia di stampa, per affrontare un tema strettamente politico (cioè pubblico) come la selezione delle candidature all’interno del principale partito di governo.
5 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 07:44 | 17 AGO 20
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Veronica Berlusconi è un personaggio pubblico, che ha scelto di rilasciare pubbliche dichiarazioni a un’agenzia di stampa, per affrontare un tema strettamente politico (cioè pubblico) come la selezione delle candidature all’interno del principale partito di governo. Le sue affermazioni si possono dunque pubblicamente approvare o criticare. Ma sostenere che si tratti di questioni private in cui non bisognerebbe immischiarsi sarebbe, questa sì, una mancanza di rispetto, quasi che la moglie del presidente del Consiglio non fosse in grado di valutare da sé come e quando intervenire, o addirittura – e peggio – non ne avesse il diritto. “Ciarpame senza pudore” è senza dubbio un’espressione forte, riferita peraltro a liste elettorali che martedì sera non erano ancora ufficiali, e che dal Pdl assicurano essere ben diverse da quelle anticipate sulla stampa. Il tema della selezione dei gruppi dirigenti resta però ugualmente attuale e degno di essere discusso, come attuale e di rilevante interesse pubblico è il tema della legge elettorale nazionale (con liste bloccate) e del referendum (che di quella legge aggraverebbe tutti i difetti).
E’ la questione centrale della democrazia: chi e come seleziona i gruppi dirigenti. Un filo comune conduce infatti dai partiti personali alle liste bloccate, dalle liste bloccate alle candidature improbabili, a un Parlamento muto, a una democrazia bloccata. Bloccata in uno scontro tra due leader indiscussi e indiscutibili – quando ce ne siano almeno due – a capo di due partiti-coalizione tenuti insieme esclusivamente da loro, e dove pertanto potrebbero fare più o meno quello che preferiscono. Con il comprensibile desiderio di trasferire questo modello alle istituzioni: il governo – o meglio, il capo del governo – a decidere, e il Parlamento, composto a quel punto pressoché interamente di vallette e valletti da lui personalmente nominati, a ratificare senza tante storie (proprio come i loro partiti). E’ uno spettacolo che in buona parte si è già svolto sotto i nostri occhi. Il problema non è dunque la valletta che passi direttamente dagli studi televisivi alle aule del Parlamento, ma il crescente numero di servizievoli valletti che già circondano il capo, in tutti i partiti e in tutti i gruppi parlamentari. Questo è oggi il vero problema democratico. Non se un deputato o un ministro, prima di essere eletto, facesse la velina. Ma che lo faccia dopo.