Ostaggi atomici

Le due giornaliste americane Laura Ling e Euna Lee erano sulla frontiera cinese con la Corea del nord – sponda est del fiume Tumen – al lavoro per la rete televisiva dell’ex vicepresidente americano Al Gore. Stavano girando un documentario sui coreani in fuga dagli orrori del regime. Quando le due hanno messo piede sulla superficie ghiacciata del fiume sono state catturate.
22 APR 09
Ultimo aggiornamento: 11:40 | 10 AGO 20
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Le due giornaliste americane Laura Ling e Euna Lee erano sulla frontiera cinese con la Corea del nord – sponda est del fiume Tumen – al lavoro per la rete televisiva dell’ex vicepresidente americano Al Gore. Stavano girando un documentario sui coreani in fuga dagli orrori del regime. Ma la loro guida cinese aveva informato in segreto l’esercito della Corea del nord e le ha portate proprio sulla linea di frontiera. Quando le due hanno messo piede sulla superficie ghiacciata del fiume sono state catturate. La giornalista americana Roxana Saberi, inviata di Fox News, invece aveva fatto un patto con il suo giudice a Teheran. D’accordo, io ammetto la mia “colpevolezza”, acconsento al colpo propagandistico del vostro regime, accetto senza protestare la parte della bella spia americana che mi avete affibbiato; voi in cambio mi restituite la libertà, sia pure con l’espulsione dal paese in cui sono nati i miei genitori. Il giudice però l’ha tradita: dopo averle estorto con l’inganno la confessione, l’ha condannata a otto anni di carcere. Le accuse per le tre sono le stesse, vaghe e terribili: atti ostili di spionaggio.
Queste trappole contro giornaliste straniere fanno parte di piani pensati a freddo? Ci sono elementi che fanno pensare di sì. Con gli ostaggi nelle mani di sistemi giudiziari fantoccio, i due regimi possono condurre le trattative nucleari con in tasca una nuova carta negoziale di valore insperato. Proprio quando entrambi si trovano a un incrocio decisivo. Pyongyang ha appena stracciato gli accordi atomici raggiunti fino a oggi e ha provato – con la scusa della messa in orbita di un satellite – un missile balistico intercontinentale. Teheran teme che alle aperture americane di Barack Obama segua un altro round di sanzioni economiche, ad aggravare la situazione nel paese già disastrata e con elezioni tra due mesi. Il solo punto certo è che questi espedienti violenti non sono quelle che i diplomatici chiamano misure di “confidence building”, di riavvicinamento fiducioso fra le parti.