Il G20 e Bananalandia
La soluzione globale della crisi economica mondiale passa sempre di più attraverso il Fondo monetario internazionale. Come già era accaduto dopo il collasso dell’Unione sovietica, il Fondo diventa il pompiere internazionale che va a salvare i paesi a rischio default. Sta già accadendo nell’Europa dell’est, in Grecia, in Irlanda.

Hanno ottenuto quel che volevano: 250 miliardi dei 750 stanziati al G20 sono allocati per i Dsp. Il Wall Street Journal chiama i Dsp, senza troppi fronzoli, “funny money”, una moneta tipo quella del Monopoli o di “Bananalandia”, “pezzi di carta stampati in cantina dai funzionari del Fondo monetario”. Il problema è che il Fondo fa crediti a paesi a rischio bancarotta usando una moneta artificiale con tassi di cambio artificiali che però poi fa capo a moneta vera, cioè quella che mettono i vari paesi – soprattutto, al momento, gli Stati Uniti. Ma se il credito diventa inesigibile, chi ci ha messo i soldi non può rivalersi direttamente sul paese aiutato, perché è il Fondo che decide tutto. D’altro canto, sono soldi che possono essere stanziati con facilità – e con un ritorno politico molto forte, visto che “si aiutano i poveri” – perché sono spesso, come accade in America, fuori dal budget.
Si corre così il rischio che, tra qualche mese, possa scoppiare una bolla dei diritti speciali di prelievo, assimilabile a quella – di cui molti esperti discutono – dei bond del Tesoro americano, alimentata dalla politica monetaria espansiva di Ben “Helicopter” Bernanke. La Bce va più cauta, vuole tenersi alcune armi di riserva nel caso in cui la crisi sia più lunga del previsto: ieri ha tagliato i tassi a 1,25 per cento e ha detto che l’arsenale è ancora pieno. L’arsenale è quello che la Fed ha già usato.