Ieri il Senato ha approvato una mozione "contro" il riscaldamento globale
Ecco perché Obama chiede proprio all'Italia una mano sul clima
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto all’Italia di organizzare, a margine del G8 di luglio, un vertice sul clima tra i sedici paesi maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra. Si tratta di una mossa spiazzante, perché – a dispetto delle lodi che ha ricevuto – di fatto colloca l’inquilino della Casa Bianca sulla scia del suo predecessore.

E’ chiaro che, dopo le elezioni di novembre 2008, molto è cambiato nella linea americana, e la disponibilità a parlare, sulle questioni ambientali, la stessa lingua degli europei è aumentata. Tuttavia, peccherebbe di semplicismo chi credesse che gli Usa siano pronti ad allinearsi a Bruxelles. La stessa decisione di perseguire la strada del club esclusivo (i sedici grandi emettitori di CO2) anziché quella del trattato internazionale inclusivo (Kyoto 2), dice molto sull’impostazione che Obama vorrà dare alle sue politiche climatiche. Del resto, nonostante le innumerevoli promesse, difficilmente il presidente potrà dar seguito al suo impegno di trascinare gli Usa in uno sforzo simile a quello europeo: se non altro, perché gli mancano i numeri al Congresso (non solo per la compatta opposizione repubblicana, ma anche perché tra le fila dei democratici si nascondono diversi rappresentanti degli stati produttori di carbone che non faranno mancare il loro voto contrario, all’occorrenza).