La marcia in Pakistan
I talebani fanno festa per il ritorno del giudice democratico Chaudhry
Questa mattina prima dell’alba il Pakistan ha evitato la crisi politica all’ultimo momento, grazie alla mediazione delle forze armate e all’intervento del dipartimento di stato americano. Il primo ministro, Yousuf Raza Gilani, ha annunciato che accoglierà le richieste dei manifestanti, già in cammino verso la capitale a migliaia per il giorno finale della Lunga marcia di protesta contro il presidente Ali Asif Zardari.

Da ieri Chaudhry si prepara a tornare alla guida della Corte suprema. Il giudice si considera un campione del rinnovamento e della trasparenza istituzionale, in lotta contro i poteri forti, e nel 2007 la facoltà di Legge di Harvard lo ha premiato con la medaglia della Libertà per la sua coraggiosa sfida a Musharraf. Ma la sua prossima agenda da capo della Corte è destabilizzante. Chaudhry vuole annullare l’amnistia che due anni fa ha cancellato le pene di Zardari (e di sua moglie Benazir Bhutto), vecchie accuse di corruzione e tangenti che hanno fruttato al presidente il nomignolo di “Mr Dieci per cento”. Per questo il capo dell’opposizione Nawaz Sharif ha combattuto la “battaglia di libertà” a suo favore: quando il giudice si reinsedierà, leverà di mezzo il presidente e aprirà una crisi politica più grave di quella attuale.
L’Amministrazione Obama conosce il rischio in arrivo con il giudice Chaudhry. Nei giorni scorsi prima l’inviato speciale per l’area, Richard Holbrooke, poi il segretario di stato Hillary Clinton hanno parlato quattro volte con Nawaz Sharif: gli hanno promesso che il governo avrebbe sicuramente annullato la squalifica dalla vita politica emessa contro Sharif e suo fratello, governatore del Punjab. Poteva per favore accontentarsi di questo? Sharif è stato irremovibile: per fermare le proteste in marcia verso la capitale ha voluto il reinsediamento di Chaudhry.
La linea politica dell’ex capo della Corte suprema, anche se lastricata di buone intenzioni democratiche, coincide su alcuni punti essenziali con quella dei movimenti talebani che predicano l’eversione islamista e il rovesciamento del potere. Chaudhry nel 2007 ha messo in difficoltà il governo di Islamabad con una campagna contro il sistema segreto di detenzione e trasferimento messo in piedi assieme agli americani per combattere al Qaida. Il sistema extragiudiziale viola la Costituzione pachistana, ma ha permesso di prendere terroristi di al Qaida tra i più alti in grado, compreso l’organizzatore materiale delle stragi dell’11 settembre, il saudita Khalid Sheikh Mohammed. Chaudhry, prima di essere cacciato da Musharraf, non escludeva la discussione di petizioni contro i bombardamenti mirati compiuti dagli americani contro i covi di al Qaida nelle aree tribali. Se la sua Corte suprema li bloccasse, l’Amministrazione Obama perderebbe la sua tattica preferita per colpire i campi terroristi: con l’ultimo attacco di domenica sopra Bannu, i raid nel 2009 sono già sette.
Il governo di Zardari ha anche un altro, enorme problema. Domenica le autorità giudiziarie e la polizia della regione più popolosa e ricca del paese, il Punjab, si sono di fatto ammutinate contro la capitale quando hanno permesso a Nawaz Sharif di evadere dagli arresti domiciliari e di mettersi alla testa dei manifestanti in marcia verso Islamabad. E’ lo stesso senso di rassegnazione agli eventi che nel 1979 impedì ai soldati iraniani di sparare contro i manifestanti anti Scià. Fu il preludio alla rivoluzione. Ed è proprio quello che ha detto Sharif due giorni fa, prima della capitolazione del governo che ha reso inutile il giorno finale della Lunga marcia: “Questa protesta è il preludio alla rivoluzione”. Secondo gli analisti, il governo di Zardari è riuscito a scansare la crisi politica all’ultimo momento, ma ha tradito la sua poca forza e potrebbe non durare fino all’estate.
(Nelle foto: Chaudry si aggiusta i capelli - Il servizio segreto pakistano nel 2007, su ordine di Musharraf, arresta il giudice Chaudhry trascinandolo per i capelli)