Troppo poco e troppo tardi. Hezbollah non è d’aiuto per Hamas

Cinque razzi da 120 millimetri: due hanno colpito la cittadina di Nahariyah, nel nord di Israele, uno ha centrato il tetto di un ospizio, è esploso fra le cisterne d’acqua, ha devastato le camere per fortuna vuote e ha terrorizzato gli anziani a colazione al piano di sotto, in sala da pranzo.
8 GEN 09
Ultimo aggiornamento: 16:10 | 16 AGO 20
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La prima spiegazione è lo scattare, in ritardo, della tenaglia contro Israele: il piano di accerchiamento in cui Teheran getta uomini e denaro da anni, gli sciiti libanesi di Hezbollah da nord e i sunniti di Hamas da sud, dalla Striscia. L’attacco, attribuito non a Hezbollah ma a gruppi radicali palestinesi, potrebbe avere ragioni più complesse. Di sicuro il lancio è avvenuto con il consenso degli hezbollah, che – a differenza del contingente Unifil – controllano bene il territorio: ieri hanno scelto di chiudere un occhio. In questo modo, i palestinesi radicali, presenti in massa nei campi profughi di Tiro e Sidone, hanno manifestato la loro solidarietà bellica a Hamas, sotto attacco a Gaza; e Hezbollah evita la rappresaglia militare di Israele – solo cinque colpi di cannone di avvertimento contro l’area di partenza dei katiusha – a meno di sei mesi dalle elezioni libanesi a cui tiene tanto. Hezbollah non riconosce la paternità dell’azione e un reporter “con contatti”di al Jazeera spiega che il Partito non usa più quel tipo di missili, troppo obsoleto, e che ne avrebbe sparati centinaia, non cinque.