Giustizia sotto riesame

La decisione del tribunale del riesame di Potenza, dopo il ripensamento del giudice delle indagini preliminari di Pescara, che ha annullato precedenti decreti di custodia cautelare basati su fumose accuse di reati associativi, dimostra, ancora una volta, come questo tipo di imputazioni, impiegato dalle procure per alimentare la caciara mediatica, poi non regge quasi mai all’esame di merito.
2 GEN 09
Ultimo aggiornamento: 06:06 | 6 AGO 20
Immagine di Giustizia sotto riesame
La decisione del tribunale del riesame di Potenza, dopo il ripensamento del giudice delle indagini preliminari di Pescara, che ha annullato precedenti decreti di custodia cautelare basati su fumose accuse di reati associativi, dimostra, ancora una volta, come questo tipo di imputazioni, impiegato dalle procure per alimentare la caciara mediatica, poi non regge quasi mai all’esame di merito. Più in generale è il sistema dell’irrogazione delle misure cautelari che fa acqua da tutte le parti, come riconosce il ministro ombra del Pd per la Giustizia, Lanfranco Tenaglia. Già che c’è, dovrebbe domandarsi anche se si può sentire garantito un imputato che sa che della sua libertà sarà chiamato a decidere Luigi De Magistris, trasferito dal Csm a Napoli per il modo con il quale aveva gestito la sua funzione nell’ambito della procura e che oggi si trova, visto che non c’è separazione delle carriere, a esercitare una funzione giudicante proprio sul campo delicatissimo delle misure di custodia preventiva.
Anche questi episodi confermano l’urgenza di una riforma della giustizia, che Giorgio Napolitano vorrebbe fosse condivisa. Quasi tutti hanno elogiato il suo discorso di fine anno, ma faticano a trarne le logiche conseguenze. Un po’ meno ipocrita degli altri è Carlo Federico Grosso, che in oggettiva contrapposizione con il Quirinale invita l’opposizione a non accettare neppure di discutere di separazione delle carriere o di ruolo della polizia giudiziaria. Cioè di non riformare nulla di rilevante.