Ora Karamanlis sconta la rabbia della casalinga di Salonicco

Nel giorno più triste per la Grecia, quello dei funerali di Alexandros Grigoropulos, freddato a 15 anni dalla pistola di un poliziotto, ieri spiccavano i lampi delle molotov lanciate contro i negozi da pattuglie di incappucciati e un volto scuro, di chi sa che la resa dei conti si avvicina.
10 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 04:35 | 19 AGO 20
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Nel giorno più triste per la Grecia, quello dei funerali di Alexandros Grigoropulos, freddato a 15 anni dalla pistola di un poliziotto, ieri spiccavano i lampi delle molotov lanciate contro i negozi da pattuglie di incappucciati e un volto scuro, di chi sa che la resa dei conti si avvicina. E’ quella del premier conservatore Kostantino Karamanlis, 52 anni, di cui non soltanto i cortei degli studenti e l’opposizione di centrosinistra, ma persino gli editorialisti del quotidiano Kathimerini, da sempre vicino al governo, ora chiedono le dimissioni “per collasso totale dello stato”.
Forse ieri uscendo dal suo incontro con il presidente della Repubblica Karolos Papoulias, a cui Karamanlis ha promesso che “tutti i responsabili saranno puniti, sia nella polizia sia fra i vandali che incendiano le città greche da tre giorni”, il primo ministro è riandato con la memoria a quello che sentiva dire, in famiglia, dal suo giudice più severo: lo zio, il padre storico della rinata democrazia ateniese dopo la caduta dei colonnelli. Anche l’austero parente si chiamava Kostantino Karamanlis e, guardando l’allora giovane nipote chino sugli amati saggi di storia, scuoteva la testa e sussurrava: “Il problema di questo ragazzo è che legge troppo”. Sì, perché oltre ad amare i libri per diventare leader bisogna sapere sbattere il pugno sul tavolo e comandare ai propri collaboratori.

La vendita di un lago
Mai come in questi quattro anni, invece, da quando il centrodestra è tornato al potere ad Atene dopo vent’anni di governi socialisti, i greci hanno assistito attoniti all’accavallarsi di uno scandalo dopo l’altro. “Nessuno dei quali ha coinvolto personalmente il premier, che è persona intelligente e preparata. Ma troppi suoi ministri e collaboratori, che lui, evidentemente, non sa scegliere e controllare”. A raccontare questo al Foglio è Vassilis Vassilikos, autore di “Z l’orgia del potere” e di “K”, dedicato agli scandali dell’epoca del socialista Andreas Papandreou. “Nei primi due anni abbiamo assistito a un governo “normale”, che ha fatto anche molte cose buone: come assumere trentatremila precari per esempio. Poi è successo di tutto: per citare soltanto gli scandali più grossi c’è stata la gestione vergognosa degli incendi che hanno sfregiato la Grecia l’estate scorsa. Il lasciare cadere a pezzi gli stadi di Atene 2004. Il tentato suicidio di un ministro ricattato dalla segretaria con una serie di cassette che li ritraevano in pose osè. Infine – l’audizione in Parlamento avrebbe dovuto esserci questa settimana – lo scandalo del passaggio di beni pubblici (addirittura un lago intero!) al monastero del monte Athos di Vatopedi”. E poi la corruzione, che nelle classifiche di Transparency International ci ha fatto precipitare la Grecia, in quattro anni, dal 47esimo al 55esimo posto nel mondo nella classifica dei paesi meno virtuosi dal punto di vista della gestione del denaro pubblico. “Karamanlis non sa proprio scegliersi i consulenti”, scuote la testa Vassilikos, che pure è uomo della sinistra storica, non certo un difensore del premier conservatore.
Eppure quando nel 1998 Karamanlis è morto, quando ancora non aveva fatto in tempo a scegliere un successore, il suo partito, Nuova democrazia, ha puntato sul sicuro: vada per un altro Kostantino Karamanlis, lo sanno tutti che in Grecia le saghe familiari in politica portano fortuna. Non per niente ancora oggi dall’altro lato della barricata, alla guida del Pasok (Movimento socialista panellenico) c’è un altro figlio d’arte: George Papandreou, figlio di Andreas Papandreou. E al ministero degli Esteri c’è la conservatrice Dora Bakojanis, nata Dora Mitsotakis, figlia dell’ex primo ministro di Nuova democrazia Kostantino Mitsotakis.
“Non dovete giudicarmi dal nome, ma da quello che farò”, ha promesso Kostantino Karamanlis nel 2004, quando è stato eletto come il più giovane primo ministro della storia ellenica. Ha studiato legge ad Atene, si è specializzato in America. La sua passione sono il calcio, i libri, la bella e bionda moglie Natasha e i due gemellini nati nel 2003. “Spazzerò via la corruzione dal nostro paese e ripristinerò lo stato di diritto”. Quanto alla corruzione, la Grecia c’è dentro fino al collo. Mentre la bomba sociale innescata dalla morte del povero Alexandros è sotto gli occhi di tutti. Una crisi che vede quattordici greci su cento sotto la soglia di povertà, secondo i dati Eurostat antecedenti lo scoppio della crisi globale di ottobre. Anzi: i greci, e le greche, sono fra i cittadini dell’Unione europea quelli con la percentuale più alta di lavoratori in bilico sulla soglia di indigenza, ossia – secondo la definizione di “rischio indigenza” data dalle più recenti statistiche della Commissione di Bruxelles, pubblicate nei giorni scorsi ma riferite al 2005 – l’abisso che inghiotte le “persone con introiti al di sotto del 60 per cento del reddito medio nazionale”. Uno spauracchio che si mangia la speranza e agita le notti di chi tiene famiglia.

Il record negativo
Nonostante facciano parte dal 1981 dell’Unione europea, 14 lavoratori ellenici su cento, con un’età maggiore di 18 anni, vivono ai limiti della soglia di povertà, mentre la media Ue (calcolata sui 27 attuali membri) è di 8 su cento. Prezzi alle stelle: un caffè costa due euro, mentre lo stipendio medio è la metà di quello di un impiegato italiano. Ma davanti all’ultimo bollettino Eurostat sui prezzi al dettaglio nell’Ue, anche il partito di centrodestra Nuova democrazia al potere dal 2004, ha dovuto ammettere che “se non corriamo davvero ai ripari, il nostro governo cadrà”, come ha detto una folta pattuglia di deputati conservatori al primo ministro Karamanlis. I numeri parlano chiaro: in Grecia le verdure sono – se non le più costose al mondo – al secondo posto nell’euroclub. La Grecia è al quinto posto nella classifica Eurostat del caro prezzi per i prodotti alimentari, valutato nel periodo aprile 2007-aprile 2008, con il suo aumento della lista della spesa del 7 per cento, contro la media del 6,2 della zona euro. Con l’aggravante che gli ateniesi e gli abitanti di Salonicco o Creta hanno stipendi più bassi rispetto ai loro colleghi di paesi come la Germania, dove invece il costo sugli scaffali di pesche e pomodori freschi è calato, in media, del 2 per cento, nonostante i tedeschi non siano esportatori di frutta e verdura come la Grecia. Mentre la casalinga di Atene fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena: comprare frutta in un supermarket ellenico è divenuto più caro del 6 per cento, acquistare pane del 14,8 per cento, verdura dell’11,4 per cento, per non parlare del pesce (+4 per cento), nella patria dei kaikia (i caicchi dei pescatori) e delle grigliate. Prima dell’Ellade, quanto ad aumento dei prezzi alimentari, nella zona euro ci sono soltanto la Slovenia (12 per cento di aumento nell’ultimo anno), Malta (9 per cento), Irlanda (8,7 per cento) e Austria (7,6 per cento). Persino Italia e Spagna, paesi produttori di ortofrutta, hanno avuto rincari minori.
I coetanei di Alexandros che stanno uscendo dal liceo non avranno un futuro. E la prospettata riforma dell’università non aiuta a dare loro fiducia: più soldi alle università private, costosissime e i cui titoli verranno legalizzati, e meno a quelle pubbliche. Karamanlis ha ordinato alla polizia, dopo la morte del 15enne, di stare sulla difensiva. Gli scontri però continuano ed è probabile che da domani i poliziotti avranno l’ordine di difendere le proprietà dei cittadini. Ma se ci sarà un altro morto, altro che dimissioni. Sarà il caos.