Diritto di nascere, difesa del corpo
Secondo il notevole filosofo del dirito Danilo Zolo, critico radicale dei fondamenti del liberalismo moderno, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre del 1948 dall’Onu esprime il primato della “filosofia universalistica del ‘diritto naturale’, tipica del protestantesimo e del cattolicesimo”, e per questo non è davvero universale.

Secondo il notevole filosofo del dirito Danilo Zolo, critico radicale dei fondamenti del liberalismo moderno, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo approvata il 10 dicembre del 1948 dall’Onu esprime il primato della “filosofia universalistica del ‘diritto naturale’, tipica del protestantesimo e del cattolicesimo”, e per questo non è davvero universale. Nella visione di Zolo le culture non cristiane e non occidentali, nonché i popoli oppressi e poveri e indebitati, sono il mondo escluso da questa visione liberal-cristiana dei diritti, formalistica e individualistica e conflittuale, che non riconosce diritti collettivi, diritti dei popoli, e nemmeno gli asian values come l’ordine, l’autorità, l’armonia e la famiglia. Infine, la violazione della Dichiarazione è flagrante e sistematica se solo, dice Zolo, si pensi al genocidio, alla tortura, alle violenze sulle donne e sui bambini, al trattamento disumano dei detenuti, alla pena di morte.
Non è necessario condividere questa analisi per consentire tuttavia sul fatto che l’universalismo della Dichiarazione oggi celebrata in tutto il mondo, e con gran fasto anche in Vaticano, è in realtà un caso paradossale di “universalismo del particulare”. Il diritto alla vita, articolo 3 della Dichiarazione, parte dalla nascita e non dal concepimento. Eppure i diritti naturali eguali, quelli della Dichiarazione americana di indipendenza del 1776, discendenti dalla difesa del corpo umano da ogni forma di restrizione o manomissione abusiva (habeas corpus), si fondano sulla semplice idea di “creazione”, alludono a un elemento dato, rivelato, divino, inafferrabile da mezzi umani e non negoziabile tra gli umani: l’origine della creazione, dunque della catena del diritto, è ovviamente il concepimento di un nucleo biologico e spirituale unico e irripetibile. Il diritto di nascere dovrebbe essere la frontiera avanzata di ogni riflessione davvero cristiana, davvero liberale e davvero eguale sull’universalismo per come fu definito 60 anni fa, con quella firma, a Parigi. Nessun genocidio è paragonabile per quantità e qualità morale a quello di cui non si parla mai, di cui è vietato o pericoloso parlare: la strage delle bambine in Asia, le conseguenze sessiste della politica del figlio unico, l’ecatombe dei bambini attuata mediante la pianificazione familiare e la selezione eugenetica realizzatesi in occidente e in tutto il mondo in particolare negli ultimi tre decenni.